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Mowgli – Il figlio della giungla: recensione del film Netflix diretto da Andy Serkis

Mowgli – Il figlio della giungla, disponibile su Netflix dal 7 dicembre, è l’ottavo adattamento cinematografico – il secondo in live action –  del celebre romanzo di Rudyard Kipling. La pellicola è diretta da Andy Serkis, alla sua seconda regia, e vede nel cast Christian Bale, Benedict Cumberbatch, Cate Blanchett, Naomie Harris e Rohan Chand, quest’ultimo nel ruolo di Mowgli.

Mowgli – il figlio della giungla: sinossi Sher Khan, il libro della giungla

Mowgli è un cucciolo d’uomo salvato dalla pantera Bagheera (Bale) e allevato da un branco di lupi nella giungla indiana. Il bimbo impara le severe leggi che regolano il mondo animale, grazie soprattutto agli insegnamenti della pantera stessa, e dell’orso Baloo (Serkis), ma su di lui incombe la minaccia della tigre Shere Khan (Cumberbatch) che, dopo aver ucciso i suoi genitori, è intenta a completare la sua vendetta. Mowgli, inoltre, dovrà presto confrontarsi con le sue origini umane.

Mowgli – il figlio della giungla: le nostre impressioni

A soli due anni di distanza da Il libro della giungla di Jon Favreau, le avventure del cucciolo d’uomo tornano con un nuovo remake, stavolta sotto il marchio della Warner Bros.

In realtà, l’opera di Serkis ha avuto una gestazione piuttosto lunga e travagliata, poiché il film era già pronto ad uscire nel 2015, ma per divergenze all’interno della produzione, la sua uscita è stata posticipata addirittura di tre anni, fino ad approdare direttamente su Netflix, saltando la distribuzione nelle sale cinematografiche.

Il risultato è una pellicola realizzata principalmente grazie alla tecnica del motion capture – di cui Serkis, per altro, è gran conoscitore, vedi il Gollum de Il signore degli anelli – che si allontana molto nei toni e nella messinscena, dai suoi predecessori.

Se nel 2016 Favreau aveva riproposto con una certa fedeltà le atmosfere fiabesche del film d’animazione Disney del 1967, stavolta ci troviamo di fronte ad una messa in scena più cupa e, se vogliamo, più cruenta. Serkis, infatti, abbandona la nostalgia di una giungla verdeggiante e bucolica, e ci immerge in una natura selvaggia e pericolosa. Mowgli non è più il bambino indifeso e giocoso che siamo abituati a conoscere, ma è un adolescente sporco di sangue e fango, che va a caccia, che si nutre di carni crude, e su cui grava un forte dilemma esistenziale: “rimanere” un lupo, perché cresciuto in mezzo ai lupi, o diventare finalmente uomo, perché quella è la sua natura. È il bivio cruciale che accompagna il protagonista lungo tutto il suo percorso di crescita, seguito dai suoi due mentori.

Bagheera vuole mettere Mowgli davanti alla realtà delle cose, cercando di allontanarlo dalla giungla per proteggerlo dalla feroce tigre, mentre Baloo – lontano parente dell’orso burlone e goloso di miele – è un severo istruttore che gli insegna l’arte della sopravvivenza. Ottima la prova di Chand in mezzo ad attori di eccezione che prestano i loro corpi e le loro voci agli animali della giungla. Tra questi, oltre a Bale e Serkis, da sottolineare la conturbante prova della Blanchett nei panni di Kaa, il pitone che vede il passato e il futuro e che qui funge da voce narrante della storia, assumendo una dimensione quasi mistica (e non più il serpente affamato che cerca di divorare il cucciolo d’uomo ipnotizzandolo). Non da meno Cumberbatch nel ruolo di Shere Kahn, che con la sua voce melensa e indolente rende la tigre meno irascibile ma più inquietante.

Se MowgliIl figlio della giungla ha da una parte il pregio di imprimere un tono più dark alla storia e ai personaggi, dall’altra perde di mordente nella seconda parte, quando il protagonista “incontra” i suoi simili. Il ritmo si appiattisce di colpo, e si trascina fino ad un finale a nostro giudizio troppo frettoloso e privo di climax.

Qualche perplessità sorge anche in relazione alla grafica del film, dove tutto, dagli animali alle radici degli alberi, sembra artificiale in modo troppo evidente, contrastando visivamente coi movimenti in scena di Chand.

Mowgli - Il figlio della giungla

Valutazione globale - 6

6

Audace nella prima parte. Molto meno nella seconda

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Mowgli – Il figlio della giungla: giudizio in sintesi Mowgli, lupo, il libro della giungla

Andy Serkis ha avuto il grande merito di farsi carico di un soggetto notevolmente “inflazionato”, e proporre una versione che si avvicina molto alle atmosfere descritte da Kipling nel suo libro. In questo senso, Mowgli è un remake più maturo di altri, ci appare come un racconto di formazione crudo e intenso, rivolto anche – e soprattutto – ad un pubblico adulto. Ciononostante, è un’opera che presenta degli evidenti difetti, i quali ne pregiudicano la piena riuscita.

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