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Maniac Stone Hill

Maniac: la recensione della nuova serie Netflix con Emma Stone e Jonah Hill

La settimana scorsa è approdata sulla piattaforma Netflix Maniac, miniserie in 10 episodi diretta da Cary Fugunaka e accompagnata da un grande cast, tra cui appaiono i nomi di Emma Stone, Jonah Hill e Justin TherouxManiac, serie che risulta essere una miscellanea di elementi appartenenti a generi disparati, si appoggia su una base di nonsense che la rende incomprensibile e affascinante allo stesso tempo.

Maniac: la trama

Maniac Emma Stone Jonah HillAmbientato in una New York di un futuro non definito, Maniac segue le vicende di due sconosciuti, Anne Landsberg (Emma Stone) e Owen Milgrim (Jonah Hill), i cui destini si incontrano in occasione di un trial farmaceutico di una nuova cura volta ad eliminare l’utilità della terapia dal mondo. Annie è una ragazza senza obiettivi e incapace di affettività o empatia, traumatizzata dalla perdita della madre e della sorella; Owen, figlio minore di una ricca famiglia di industriali, ha convissuto tutta la vita con una diagnosi di schizofrenia che ne ha sconvolto l’esistenza. La possibilità di una cura, e di guadagnare soldi facili, spinge i due a partecipare alle sperimentazioni del dottor James K. Mantlerey (Justin Theroux), e le conseguenze del legame che si crea fra i due soggetti sconvolgerà la loro visione del mondo.

Maniac: le nostre impressioni

Maniac Emma Stone Jonah HillUn prodotto come Maniac, con una narrazione e un’idea di fondo che possono straniare, trova la dimensione perfetta in una produzione seriale, calibrata sia a livello cronologico (un episodio più lungo di 40 minuti per una serie del genere avrebbe creato solo una gran confusione nello spettatore) che nella scelta accurata del cast. E’ stato proprio il cast, credo, a far trovare a Maniac la sua dimensione: una serie con un concept così “strano” e visionario non sarebbe venuta alla luce se di base non ci fosse stato un grande regista, con alle spalle un successo “mastodontico” a livello seriale quale True Detective, come Cary Fugunaka e un cast “stellare” che ha creduto nel progetto sin dal primo istante, tra cui spiccano ovviamente i nomi di Emma Stone e Jonah Hill.

Nei confini sicuri della produzione streaming, Maniac trova il suo posto nel mondo, ammortizzando i rischi di insuccesso e avendo al contempo la possibilità di arrivare ad una diffusione endemica. Insomma, la stranezza peculiare dello show si incasella senza sforzi in una narrazione seriale che regge le aspettative, andando a sfruttare al meglio elementi provenienti da generi distinti, il tutto sostenuto da quel nonsense di fondo che strania nella visione.

Maniac è un prodotto che in linea di massima non è in grado di generare uno schieramento netto nello spettatore, poiché il sottotesto della storia è qualcosa di così straniante, di indefinibile, che lascia stupiti e con un senso di inadeguatezza. Tanto viene spontaneo chiedersi “Mi è piaciuto o no?” tanto quanto è difficile trovare una risposta esaustiva al dubbio. Il continuo scavallare tra realtà plausibile, ma mai definita, e irrealtà, getta il pubblico nello sconforto e al contempo lo attrae, perché si vuole arrivare alla quadratura del cerchio, alla soluzione finale, che ahimè però non si raggiunge mai in Maniac.

Osservando globalmente il prodotto, Maniac è una serie che volutamente non dà una fine chiara e concisa, che si apre a interpretazioni e che, in maniera cosmica e quasi olistica, che giustifica il tutto con una sorta di legame intracellulare e cosmico fra individui, destinati ad essere legati come lo sono Annie ed Owen. La filosofia di fondo, l’idea di questo fil rouge che unisce gli individui è un concetto di certo affascinante ma che non può davvero giustificare ogni evento. Che anche questa mancanza di risposte sia voluta? Maniac non si svela neanche sotto questo punto di vista.

Maniac Emma Stone Jonah HillElementi pop, come le scenografie, le luci pulsanti, il continuo richiamare la società consumistica, sono elementi di certo efficaci e interessanti, che rendono anche visivamente piacevole gli episodi. Ma la vera punta di diamante di Maniac sono gli attori protagonisti, Emma Stone e Jonah Hill. In particolare la prima merita il plauso della critica, per la sua capacità di sostenere un personaggio sfaccettato come quello di Annie, apparentemente incapace di provare emozioni, in realtà ricco di una molteplicità di emozioni sopite per timore di soffrire (è sorto spontaneo, inoltre, il parallelo fra il personaggio e la Emma Stone reale: non ve la immaginate anche voi così dissacrante e ironica?). Jonah Hill, che eravamo abituati da tempo a vedere in ruoli irriverenti ma non ricchi di spessore, risulta un fenomeno nell’interpretazione di Owen, perennemente pavido, represso da una famiglia crudele, etichettato a vita per un episodio sporadico, che risulta essere colui che svincola e aiuta i soggetti della sperimentazione a liberarsi dalle grinfie di GRTA, intelligenza artificiale modellata sulla madre del dottor Mantlerey, interpretata da Sally Field. In una narrazione che tuttavia non trova mai la quadratura del cerchio, una conclusione coerente, è proprio il legame che si crea fra i due personaggi e la chimica evidente nell’interpretazione dei due attori a rendere Maniac affascinante, per la profonda umanità che si sprigiona da Annie e Owen. Maniac è l’esemplificazione seriale del concetto “un amico, un affetto può davvero salvarti la vita”.

Meno efficace è l’interpretazione di Justin Theroux, eccessivamente caricaturale nei dialoghi, nei gesti, nel personaggio stesso, non arricchendo Maniac di quella componente a tratti trash che avrebbe dovuto, almeno in origine, suscitare risa nello spettatore.

Maniac

Valutazione globale - 7.5

7.5

Visionaria, a tratti incomprensibile, ma affascinante

User Rating: 5 ( 1 votes)

Maniac: un giudizio in sintesi

ManiacSerie che sfrutta elementi di contrasto quali la coerenza narrativa della realtà e il nonsense, la dimensione onirica contrapposta a quella reale, nonché una miscellanea di generi ben distinti, Maniac è un prodotto che trova nella produzione seriale la sua dimensione perfetta. Nonostante vi sia alla base una filosofia interessante, la quadratura del cerchio, il senso, non viene trovato, e lo spettatore rimane nel dubbio: è un effetto voluto, o non si è riusciti ad ottenerlo? Nonostante la sensazione bifronte di perplessità e curiosità che può suscitare, Maniac è un prodotto di nicchia ma che può cambiare concretamente il gusto dello spettatore, andando a toccare temi e generi non sempre popolari. Una regia efficace e una scelta di protagonisti eccellente dà a Maniac quel tocco in più.

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About Ilaria Coppini

25, ormai laureata in Letterature e Filologie Euroamericane, titolo conseguito solo per guardare film e serie TV in lingua originale (sulle battute ci sto ancora lavorando). Almeno un'ora al giorno per vedere un episodio la trovo sempre, e Netflix è ormai il mio migliore amico. Datemi del cibo e una connessione veloce e scatenerete la binge-watcher che è in me.

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