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Le Chalet: la recensione della miniserie horror francese di Netflix

Con Le Chalet, Netflix continua la distribuzione, alcune volte con produzioni o coproduzioni, della serialità televisiva francese, che si sta dimostrando sicuramente interessante (dopo l’exploit di alcuni anni fa di Les Revenants) e in questo 2018 mette a segno un nuovo prodotto interessante, dopo Glacé, La Mante e in attesa di Osmosis.

Le Chalet – miniserie: la sinossi

le chaletIn un villaggio delle Alpi francesi, una compagnia di giovani, per lo più amici d’infanzia con le rispettive compagne e compagni, si ritrovano per celebrare il matrimonio di uno di loro, nel paese nel quale sono cresciuti, Valmoline, ormai quasi abbandonato.

Ma il ritrovo inizia a prendere subito delle pieghe sinistre, succedono “incidenti” e le persone cominciano a sparire una alla volta. Non tutto e non tutti sono quello che sembrano, anche perché, ognuno di questi personaggi, tanto quanto i più maturi abitanti del villaggio, sono in qualche modo legati ad un avvenimento di 20 anni prima, quando erano molto più giovani. Un mistero che viene dal passato e un thriller per scovare da dove arriva il pericolo e perché.

Le Chalet – miniserie: le nostre impressioni

Se è vero che, come abbiamo detto sopra, questo Le Chalet è un prodotto interessante, anche se con alcuni difetti che poi vedremo, dobbiamo sottolineare subito come si metta sulla scia di prodotti più noti della serialità francese, più o meno recenti, andando ad insistere sulle canoniche ambientazioni e strutture.

le chaletDev’essere un po’ una predilezione del pubblico d’Oltralpe nel seguire certi temi, ma non possiamo non notare come ci sia una produzione quasi seriale di soggetti crime e thriller ambientati in piccoli, sperduti e semideserti paesini tristi delle Alpi francesi, nei quali avvengono delitti e che nascondono sordide storie e cupi segreti del passato.

Da questo punto di vista non c’è moltissima novità, come i vaghi richiami di tematiche care alla tradizione classica del thriller, che passano da Stephen King, come avevmo detto nel commento del pilot, ad Agatha Christie, marcatamente a quel romanzo che è diventato un vero e proprio canovaccio del genere thriller e pure horror, ossia Dieci piccoli indiani.

Nonostante questo la serie è piacevole da guardare, i sei episodi scorrono abbastanza in fretta, anche se dopo il convulso inizio rallentano un po’ nei due episodi successivi, per poi però riprendere la corsa fino alla fine. Le ambientazioni sono belle, il cast è variegato ma si vede che c’è una scuola di recitazione alle spalle che non butta sullo schermo gente allo sbaraglio (come spesso accade in Italia), la costruzione della storia è ben dosata, tra mistero presente e mistero passato, con un ritmo che non spezza la narrazione ma la rende fluida, piacevole e con la capacità, fondamentale, di mantenere il livello di interesse sempre alto qualsiasi filone narrativo si segua.

le chaletI colpi di scena, tranne forse uno, verso la fine, non sono poi così eclatanti, anzi a volte sembrano fin troppo anticipabili, il che potrebbe ogni tanto far perdere l’effetto “picco adrenalinico” alla serie, pur senza influenzare la scorrevolezza, però credo che sia stata una scelta ponderata, figlia anche della struttura tripartita del racconto (presente, passato e interrogatorio finale che si alternano), che essendo strutturata in questo modo ci dà già, evidentemente, delle informazioni su dove vanno a parare certe situazioni.

Il difetto maggiore, comunque, è la presenza qui e lì di alcuni, piccoli, buchi narrativi, che lasciano un po’ perplessi su come alcune persone si potessero trovare in determinati luoghi in tempi abbastanza insensati, andando a richiedere quindi allo spettatore una sospensione d’incredulità, o una minore attenzione al dettaglio, onde evitare di rovinarsi la visione. Si può sopportare, certamente, ma non è proprio il massimo.

Le Chalet - miniserie

Valutazione globale - 6.5

6.5

scorrevole, piacevole, ma non nuova

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Le Chalet – miniserie: un giudizio in sintesi

Le Chalet non ha moltissimo di nuovo o innovativo, né nelle ambientazioni, tipiche di una certa serialità thriller crime francese, né nella narrazione principale della storia che oltre alla tradizione d’Oltraple, si rifà molto anche ai classici internazionali del genere.

le chaletPerò è piacevole, scorre bene, è strutturata in modo interessante, con questa narrazione che viaggia su tre binari distanti nel tempo e paralleli che svelano un po’ ognuno sull’altro, in un crescendo di avvenimenti e rivelazioni alcune più prevedibili, altre (poche) molto meno.

Una ristrettezza di mezzi tecnici è sicuramente ben bilanciata da un racconto che non si perde in moralismi e bontà, non facendo sconti e non risparmiandosi crudezza più raccontata che vista, ma pur sempre apprezzabile,

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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