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Killing Eve: la recensione del pilot della serie con Sandra Oh

Tra le serie in concorso a Canneseries, sbarca sugli schermi americani Killing Eve, show thriller che vede come protagoniste Sandra Oh (Grey’s Anatomy) e Jodie Comer (The White Princess) e alla scrittura Phoebe Waller-Bridge (Fleabag). L’esordio però, per quanto particolare, non è dei migliori

Killing Eve – pilot: la sinossi

killing eveEve Polastri (Sandra Oh) lavora al MI5, ma in un noioso impiego burocratico e fa una vita abbastanza noiosa. Villanelle invece è una donna che ama il glamour e i bei posti, tralasciando il dettaglio di essere una killer preoccupantemente psicopatica.

La strada delle due donne si incrocerà, perché la prima intuisce la presenza di una nuova killer a pagamento che si aggira per l’Europa e va a scontrarsi con lei nel bel mezzo di un caso in cui doveva solamente limitarsi ad organizzare la protezione di un testimone.

Assistiamo in questo primo episodio alla nascita di questa sfida del gatto col topo, tra queste due donne.

Killing Eve – pilot: le nostre impressioni

Killing Eve pare voglia incastrarsi in un genere inizialmente: quello delle sfide tra super cattivi e bravi agenti segreti, casi intricati, azione, colpi di scena, ma con una declinazione tutta al femminile, ed era sicuramente interessante come spunto per poter vedere come una trama del genere possa reggere senza l’ipermachismo classico per prodotti di questo tipo.

killing evePerò poi un po’ forse si esagera in voler estremizzare la parte ironica rendendola quasi una linea comica decisamente poco necessaria: le protagoniste sembrano accentuare troppo la loro parte macchiettistica, un voler rendere la psicopatia di Villanelle qualcosa di cui si ride pure, così come la vita noiosa e gli atteggiamenti di Eve. I personaggi perdono un po’ la loro rotondità per diventare figure che sconfinano nell’assurdo e fanno perdere di credibilità.

La cosa non è buona soprattutto se si considera che la trama ha una consistenza da romanzo Harmony, con tanto accento sul lato glamour, sugli stereotipi dei posti dove Villanelle va a svolgere le sue missioni, dai vicoletti parigini coi caffè all’aperto, alla campagna toscana con vigne e casolari e canzoni napoletane che fanno tanto italiano da cartolina (seriamente?).

E poi perché farsi mancare anche un po’ di pulp con spilloni infilati negli occhi e 4 persone massacrate misteriosamente off-screen senza mezzo suono. Una sospensione dell’incredulità su una cattiveria insensata che mal si sposa col tono leggero della narrazione.

killing eveNon che non possano essere combinate queste due caratteristiche, che se ben amalgamate, per contrasto, possono fare un certo effetto, ma qui sembrano proprio dei corpi separati e incompatibili, si percepisce il distacco e la cattiva mescolanza.

Insomma, un minestrone, di tante cose senza capo ne coda, mentre la trama cerca di dipanarsi sullo sfondo, spesso è soffocata da un ipertrofismo narrativo, una voglia di dire tutto e di dirlo tutto insieme, senza soluzione di continuità.

Mancano anche le sottigliezze, la cattivissima Villanelle, killer a pagamento super esperto che quando la vediamo in azione è più ridicola che altro: il modo migliore per intrufolarsi ad una festa in cui doveva uccidere il padrone di casa era veramente solo l’arrampicarsi su una grondaia fino al tetto? E la scena con il non ben precisato obiettivo italiano sfiora decisamente il ridicolo.

Killing Eve - pilot

Valutazione globale - 5

5

una macedonia improbabile

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Killing Eve – pilot: un giudizio in sintesi

killing eveUn idea che poteva essere interessante ma questo pilot non svolge bene il proprio compito, cercando di imbastire una storia ma proponendo una macedonia di generi che non riescono a trovare l’amalgama giusta giusta e producono solo un insieme di parti discordanti.

La storia già è poco strutturata di suo, impostata su un registro di leggerezza improbabile, nella quale le attrici non sfigurano ma nemmeno eccellono

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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