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Lee Sun-kyun in Jo Pil-ho – L’alba della vendetta

Jo Pil-ho – L’alba della vendetta: la recensione del film Netflix di Lee Jeong-beom

Jo Pil-ho – L’alba della vendetta, disponibile su Netflix dal 3 maggio, è un film coreano diretto da Lee Jeong-beom con protagonisti Lee Sun-kyun e Jeon So-nee.

Jo Pil-ho – L’alba della vendetta: la sinossi

Lee Sun-kyun in Jo Pil-ho – L’alba della vendetta

Jo Pil-ho (Lee Sun-kyun) è un poliziotto immerso in traffici illegali, sul quale i colleghi degli Affari Interni hanno più d’un sospetto. In seguito ad una losca operazione da lui orchestrata e conclusasi tragicamente, Jo Pil-ho si troverà presto invischiato in un affare che vede coinvolte personalità illustri ed insospettabili. Sarà costretto a chiedere l’aiuto di una giovane ragazza (Jeon So-nee), in possesso di scottanti prove.

Jo Pil-ho – L’alba della vendetta: le nostre impressioni

Jo Pil-ho – L’alba della vendetta è un film “sporco” ma al tempo stesso rassicurante, con riferimento, rispettivamente, alle tematiche ed alle ambientazioni da un lato, ed allo svolgimento dall’altro.

Lee Sun-kyun in Jo Pil-ho – L’alba della vendetta

Partendo dalla vicenda del protagonista, incarnazione dell’inconfessabile contraddizione di un ruolo pubblico che smentisce le sue azioni quotidiane, Lee Jeong-beom allarga il campo e si immerge in acque sempre più profonde e torbide. Quelle acque nelle quali poliziotti corrotti, servizi segreti fuori controllo e loschi affari governativi fluttuano e si intrecciano senza soluzione di continuità, lasciando poco spazio alla speranza (la stessa speranza che più volte, quasi per una forma di rassicurante contrappasso, viene evocata dalle insegne dei locali cittadini) di poter trovare la luce della legalità in superficie. Jo Pil-ho, con tutta la sua spregiudicatezza, i suoi modi poco ortodossi e la sua condotta tutt’altro che irreprensibile, non è che un accidente in un sistema nel quale la sporcizia – o, per meglio dire, l’illegalità dichiarata, accettata e gestita come fosse normalità – si erge a sistema.

In questo clima quasi disperato, la narrazione di Jo Pil-ho – L’alba della vendetta non lascia del tutto privo di una flebile speranza lo spettatore, il quale, a prescindere dalle dubbie qualità morali del protagonista, può comunque contare sulla sua sostanziale “bontà”, sebbene la sua conversione avvenga in maniera un po’ tardiva e quasi casuale. Per questo motivo, il film di Lee Jeong-beom non è altro che una storia di redenzione e salvezza, nella quale il più classico degli antieroi compie un viaggio interiore, più che esteriore.

Lee Sun-kyun in Jo Pil-ho – L’alba della vendetta

Le tematiche della doppia vita del poliziotto cattivo e senza scrupoli, o quella del sistema poliziesco marcio ed irrimediabilmente corrotto, non vengono tuttavia sviscerate con la radicalità di un The Departed, dato che il fil rouge della speranza non viene mai reciso del tutto. Non è casuale il nostro riferimento alla pellicola di Scorsese. Pur trattandosi di film diversissimi, Jo Pil-ho – L’alba della vendetta sembra costituirne il surrogato sbiadito e a buon mercato, come ci sembra evidente sia per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi (ironici, sprezzanti, irresistibilmente irriverenti e disincantati), sempre in grado di alleggerire il tono del dramma in atto; sia per quanto riguarda l’andamento narrativo complessivo, che alleggerisce la cupezza del dramma attraverso episodi di (dubbio) umorismo nero. Così facendo, Lee Jeong-beom stempera parecchio – e non sempre a ragione – il lato poliziesco e thriller della vicenda. Jo Pil-ho – L’alba della vendetta sconta inoltre una certa prolissità iniziale, e impiega un po’ troppo per introdurre lo spettatore al cuore della vicenda.

Kim Sung-an firma una fotografia abbastanza canonica, anzi forse fin troppo patinata. Ma è indubbiamente la prova attoriale a penalizzare fortemente Jo Pil-ho – L’alba della vendetta, nel quale l’unico a salvarsi è Lee Sun-kyun, nei panni del poliziotto protagonista. Per il resto, a fronte di una Jeon So-nee appena sufficiente coprotagonista, il quadro è a dir poco sconfortante.

Jo Pil-ho – L’alba della vendetta

valutazione globale - 5.5

5.5

Un viaggio poco convincente dell’antieroe, tra ironia, corruzione e qualche approssimazione.

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Jo Pil-ho – L’alba della vendetta: giudizio in sintesi

Jo Pil-ho

Jo Pil-ho – L’alba della vendetta si presenta come un film “sporco” ma al tempo stesso rassicurante. Lee Jeong-beom parte dalla sconfortante descrizione di un corpo di polizia in cui il crimine e la corruzione, incarnati dal protagonista, paiono governare incontrastati. Eppure, a lungo andare, la speranza e la giustizia sembrano trovare il loro posto, in una storia che si configura come una metafora di redenzione e salvezza. Il tono dell’opera, frutto del felice incontro di un’impalcatura tra il thriller ed il dramma ed i toni volutamente irriverenti, ironici e caustici dei protagonisti, richiama alla mente una sorta di versione edulcorata di The departed, pur mancando della stessa radicalità e forza della pellicola scorsesiana. Pur con qualche prolissità iniziale, la pellicola scorre in maniera piuttosto fluida, anche se una prova più convincente del cast, qui poco in forma, avrebbe certamente giovato.

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About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

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