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Il matrimonio di Ali

Il matrimonio di Ali: recensione della commedia Netflix diretta da Jeffrey Walker

Disponibile dal 8 Giugno su Netflix, Il matrimonio di Ali è la prima commedia romantica musulmana d’ispirazione australiana. Diretta da Jeffrey Walker, il film è un ritratto affettuoso e vivido della vita islamica in Australia.

Il matrimonio di Ali: sinossi

Il matrimonio di AliAli è figlio di un religioso musulmano immigrato in Australia che aspira di diventare attore. Quando scopre di non essere stato ammesso alla facoltà di medicina dell’università di Melbourne, non riesce a confessarlo ai suoi genitori che da sempre lo vedono medico. Iniziano così una serie di bugie ed espedienti per coprire il misfatto. L’incontro con una bellissima ragazza libanese e un matrimonio combinato con una compatriota di origini irachene, aggiungeranno complicazioni alla vita di Ali.

Il matrimonio di Ali: il nostro giudizio

Il matrimonio di AliIl matrimonio di Ali è una divertente commedia romantica basata su le esperienze personali del protagonista, l’attore Osamah Sami. Non i conflitti tra nuovi immigrati e australiani, ma i tumulti generazionali della comunità musulmana emigrata in Australia, visti dal di dentro. L’Australia è infatti dipinta come un paese molto tollerante. Non sono mai narrati episodi di xenofobia o di intolleranza nei confronti dei protagonisti, neppure durante gli “incidenti stradali”. Al contrario, all’interno della comunità araba, libanesi e iracheni non sembrano sullo stesso livello sociale. Gli iraniani in patria chiamavano gli immigrati iracheni “cani arabi” e gli uomini col turbante nero si sentono più importanti di quelli dal turbane bianco. Le figlie intelligenti che frequentano l’università sono una vergogna per la famiglia più dello studente bocciato al test per entrarvi.

Le location di periferia sono affettuosamente catturate dal direttore della fotografia Don McAlpine. Anche se la maggior parte delle scene sono girate negli interni “segregati” delle famiglie e della sala delle riunioni della moschea locale. Brave e intense le co-protagoniste Helana Sawires (Dianne) e Maha Wilson (Yomna) rispettivamente l’amata e la promessa sposa di Ali, che si distinguono in un cast – e in una vicenda, ottusamente maschile.

Ho molto apprezzato la scelta del regista di lasciare alcuni dialoghi volutamente in arabo sottotitolati, per dare maggiore incisività ai personaggi ancora molto legati con la patria natia.

Il matrimonio di AliViene molto spontaneo il paragone con Il Mio Grosso Grasso Matrimonio Greco (2002), soprattutto nella prima parte del film dove le gag e la presa in giro della propria comunità di appartenenza, sono più satiriche. A differenza di questo tuttavia, Il matrimonio di Ali presenta una maggiore analisi dei rapporti generazionali tra genitori immigrati e giovani ormai immersi nella realtà occidentale a cavallo delle due culture. Obbedire alle regole religiose o perseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni? Grande crisi di identità che mai si risolve, nonostante il lieto fine.

Il matrimonio di Ali

Valutazione globale - 6.5

6.5

Commedia romantica intelligente

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Il matrimonio di Ali: giudizio in sintesi

Il matrimonio di AliUn film che non solo diverte, ma fa molto riflettere. Molto interessante i dialoghi che girano intorno  alla compagnia amatoriale della comunità musulmana (la moschea è come un oratorio). La commedia migrante con le sue radici nella pantomima e nel teatro di comunità dà al film un quid di socio culturale. La piega romantica del film tuttavia suggerisce che qualunque siano le prove e le tribolazioni che attendono le comunità appena arrivate, nessuna è così grave come quelli lasciati in Patria (persecuzioni, miseria, segregazione etc…). Un Romeo e Giulietta ambientati nella comunità ortodossa dei musulmani australiani. L’incipit del film “tratto da una storia vera, purtroppo” suggerisce un grande umorismo, ma di fatto cela un dramma ben più profondo.

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