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Una scena di Il buco

Il buco: recensione del thriller distopico disponibile su Netflix

E’ arrivato su Netflix il thriller distopico spagnolo Il buco (titolo originale El Hoyo, quello internazione invece è The Platform), opera prima del regista Galder Gaztelu-Urrutia.

Il buco: la trama

In un futuro distopico, prigionieri ospitati in celle disposte verticalmente guardano il cibo scendere su una piattaforma dall’alto: i residenti dei livelli superiori si sfamano mentre quelli in basso diventano famelici e si radicalizzano. Un uomo si risveglia in una delle celle. Ha con sé un libro, il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Ogni mese i prigionieri vengono spostati su un altro livello. Cosa si nascone dietro a questa prigione?

Il buco: le nostre impressioni

Il buco ha fatto il suo debutto al Festival di Toronto, passando poi anche in Italia, a Torino, dove il film si è aggiudicato il premio della Scuola Holden. L’opera prima del regista Galder Gaztelu-Urrutia, al suo debutto con un lungometraggio dopo aver girato e prodotto due corti, ha fatto subito gola in quel di Netflix che si è aggiudicato i diritti per la distribuzione internazionale. E a ben vedere ha fatto la scelta più giusta. Un film del genere avrebbe forse faticato e non poco a trovare acquirenti tra le sale cinematografiche.

Una scena di Il buco

L’opera prima del giovane regista basco lavora principalmente su due fronti: quello dell’intrattenimento, dove si dimostra capace di tenere il pubblico con il fiato sospeso per tutti i 90 minuti di durata, e quello politico. Il buco, la prigione – anche se non sarebbe poi così corretto chiamarla in questo modo – dove si trovano i personaggi del film altra non è che una chiara metafora del mondo in cui viviamo e delle scelte che gli esseri umani si trovano a compiere. Scelte che possono avere risvolti positivi o negativi. Il mondo rappresentato dal regista è un mondo di ingiustizie, soprusi e avidità.

Il cibo riveste un ruolo particolarmente significativo all’interno del film. Cibo che affascina e che sazia ma anche cibo che disgusta e che fa venire il voltastomaco. Tutto dipende dal piano in cui il cibo – o ciò che resta – si ferma. Le pietanze iniziano la loro discesa dal piano 0, dove una piattaforma imbandita di qualsiasi specialità culinaria comincia a scendere giù nei piani successivi. Chi sta ai piani più alti mangia ciò che vuole e quanto vuole (solo il tempo, 120 secondi, dà lo stop all’abbuffata), disinteressandosi completamente di chi sta ai piani successivi, in particolare di coloro che stanno in fondo e che si ritrovano davanti a sé una piattaforma ormai disadorna, con solo piatti e bottiglie vuote.

A nulla valgono i tentativi di un’ ex dipendente della società che controlla il Buco, offertasi volontaria per provare sulla sua pelle cosa signfica vivere all’interno di questa struttura claustrofobica, di chiedere a chi sta sotto di lei di mangiare solo il necessario e lasciare il cibo per quelli che ancora devono sfamarsi. Il protagonista, che si ritrova per un mese al piano insieme a lei e che dal suo ex compagno di cella si prende addirittura del comunista, apprezza il suo tentativo ma le ribadisce che il cambiamento non avviene mai in maniera spontanea. Quindi sì, si può interrompere il meccanismo, ma solo con decisioni prese di petto. Perché ci sarà sempre chi sarà più avido, più egoista e più meschino di altri. Ci sarà sempre chi se ne approfitterà dei più deboli e dei più svantaggiati. Per cambiare l’ordine delle cose è necessaria una sorta di rivoluzione.

Una scena di Il buco

La speranza che il mondo ristabilisca la sua equità è rappresentata da un piatenza particolare: la panna cotta. Non stiamo qui a dirvi il perché questo piatto è stato eletto simbolo del cambiamento. E’ giusto che lo scopriate da soli guardandovi il film, che da quel preciso momento – il momento in cui questo tipo di dessert diventa il vero protagonista della pellicola – assume le caratterische tipiche di un horror. Perché la natura umana, privata di quasi tutte le sue libertà, ad un certo punto si trova costretta a reagire con i suoi istinti animaleschi. Chi vuole sopravvivere deve adeguarsi. D’altronde lo ribadisce anche il primo compagno di cella del protagonista ad inizio film: “o mangi o vieni mangiato”.

Il buco

Valutazione globale - 7.5

7.5

Claustrofobico

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Il buco: giudizio in sintesi

Ottimo esordio alla regia di Galder Gaztelu-Urrutia. Il buco è un thriller distopico spagnolo disponibile per tutti gli abbonati Netflix dopo aver conquistato vari premi in diversi festival in giro per il mondo. Il film è una metafora lapalissiana, ma al contempo affascinante e originale per come viene rappresentata dal regista, del mondo in cui viviamo. Cosa succede all’uomo quando si trova davanti ad un’ingiustizia? Si adegua e si disinteressa delle conseguenze che certe scelte possono causare a chi sta in una posizione inferiore oppure altruisticamente cerca di condividere le risorse, nel film rappresentate simbolicamente dal cibo, con i più deboli? Il buco intrattiene, tiene con il fiato sospeso e convince per aver affrontato tematiche politiche in modo originale e affascinante.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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