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Hostile – la recensione del primo lungometraggio di Mathieu Turi

Hostile è il primo lungometraggio del regista francese, nato a Cannes nel 1987, Mathieu Turi, già assistente alla regia in Bastardi senza gloria, Sherlock Holmes – Gioco di ombre e Lucy.

Hostile: la sinossi

hostileIl film è un horror distopico nel quale vediamo New York ridotta ad un cumulo di rovine circondate dal deserto a causa un misterioso gas sprigionato durante un attentato alla metropolitana. Quella sostanza venefica ha ridotto chi vi è stato esposto alla mutazione in aggressivi umanoidi i quali minacciano gli altri umani. Juliette è una coraggiosa rappresentante della seconda categoria che si è presa la briga di controllare i dintorni col furgone alla ricerca di cibo e altri generi utili alla comunità umana. Rimarrà però bloccata in pieno deserto dopo aver perso il controllo del mezzo e verrà assalita da uno di quegli umanoidi. Nel mentre richiamerà alla mente parti della sua vita passata che l’ hanno vista intessere una storia d’amore con il ricco gallerista Jack.

Hostile: le nostre impressioni

Hostile ha il format del film indipendente, il budget accreditato non è infatti elevato per il genere, si parla di 1,2 milioni di dollari, la storia è  raccontata per sommi capi, senza troppa cura dei dettagli, e affidata esclusivamente alla coppia dei protagonisti.

hostileUna location accompagna il film per quasi l’ intera durata, opportamente intervallata dal montaggio parallelo che introduce l’altro pezzo di storia, scelta praticamente necessaria per evitare che il film si cristallizzasse eccessivamente sulla parte horror, suggestiva ma statica e a lungo andare ripetitiva. Eppure, anche se il regista non risparmia lo splatter degli horror americani, lascia intendere allo stesso tempo che ci sia, e potremmo dire per fortuna, una sensibilità diversa. Non c’è  la spinta perenne all’azione, al contrario il film si gioca praticamente tutto su una situazione di stallo, all’interno della quale il volto e i gesti della protagonista Brittany Answorth assumono un’importanza capitale, riverberati da una bella luce radente notturna che la cattura nel suo abitacolo  in contrapposizione al nulla del deserto marocchino.

Basta questa attenzione nella caratterizzazione della solitudine estrema di Brittany/Juliette – scelta che peraltro si sposa perfettamente col volto di bambina spaurita dell’attrice inglese – per convogliare su Hostile un interesse che oltrepassi il ludico voyerismo da videogame che altrove campeggia nel filone horror. Talora fa capolino un’inquietante figura antropomorfa che insidia Juliette di cui opportunamente i connotati saranno svelati via via. Anche gli incontri/scontri trai due non sembrano usciti da un videogame e di questo va dato atto a Turi: riesce a dare l’ impressione che ci sia qualcosa di vivo oltre i pixel, e lo fa ancora contenendo l’enfasi e non cadendo nell’ipercinesi.

hostileAl presente distopico si intervallano flasbacks del passato nel quale Juliette e Jack hanno avuto una intensa storia d’amore a cui ha fatto da sfondo la patinata Manhattan, lui l’ha scelta e l’ha salvata dalla sua degradata vita precedente. Questa alternanza, nonostante la sceneggiatura appaia talora frettolosa, aumenta l’interesse del film perché si finisce per interrogarsi sui legami tra i due diversi contesti, oscuri fino alla fine. Contribuisce inoltre ad arricchirlo di sfumature, come la presenza dei quadri di Francis Bacon alla mostra newyorkese che fa incontrare Juliette e Jack: difficile non pensare ad essi come ad un vademecum dell’intero film da lì in poi, tanto i personaggi dei quadri del pittore americano sono mostruosi eppure ricchi di una vitalità istantanea che li rende perfettamente umani, tanto lo sara’ anche l’umanoide di Turi.

In conclusione possiamo parlare di un film che non è di certo un capolavoro, ma riesce ad attivare lo stesso alcuni spunti di interesse e denota una certa maestria realizzativa. E’ talora anche ben recitato: impressiona in positivo la prova di Brittany Answorth che pare azzeccata a impersonare la ribelle, fragile e  dura allo stesso tempo Juliette. Meno bravo Gregory Fitoussi che fa Jack, sembra piu’ che altro una maschera di belloccio altolocato, non sembra lasciare il segno.

Hostile

valutazione globale - 6.5

6.5

Distopia e romanticismo

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Hostile: un giudizio in sintesi

hostileHostile è un film interessante costruito con un format da cinema indipendente e un budget povero per il genere. Pur non essendo un capolavoro e al netto di una sceneggiatura frettolosa ha alcune cose buone: la recitazione di Brittany Answorth che fa Juliette, il modo in cui si approccia al filone horror, senza eccedere nell’azione modello videogame, la curiosità che desta l’accostamento di due storie apparentemente incompatibili.

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About Tommaso Perissi

Scopre la magia del cinema d'autore verso la fine degli anni 90 grazie ad una videoteca vicino alla stazione di santa maria novella che offre titoli ancora in vhs...poi frequenta saltuariamente vari cineforum in giro per la città

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