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Game over, man!: la recensione del film Netflix con Adam DeVine

Game over, man!, pellicola originale Netflix disponibile dal 23 marzo, è un film diretto da Kyle Newacheck con protagonisti Adam DeVine, Anders Holm e Blake Anderson.

Game over, man!: sinossi

Game over manAlex, Darren e Joel sono tre giovani amici che lavorano come inservienti in un albergo di Los Angeles. Disgustati e frustrati, propongono strampalate ed improbabili idee pur di far soldi e dare una svolta ad una vita avara di soddisfazioni. Quando nell’hotel arriva il ricchissimo figlio del Bey di Tunisia per organizzare una festa, i protagonisti hanno finalmente l’opportunità di sottoporre una delle loro idee ad un potenziale finanziatore: un videogioco basato su delle tute speciali di loro creazione. Ma quello che sembra solo un party pacchiano si trasforma in un attacco da parte di sanguinari quanto maldestri malviventi, che prenderanno in ostaggio il rampollo reale e tutto il personale dell’hotel.

Game over, man!: le nostre impressioni

Descrivere la sconcertante pochezza di Game over, man! non è impresa semplice. Pur nella sincera speranza che quest’opera sia stata pensata per un target poco più che adolescenziale, fatichiamo a credere alla supposta dabbenaggine (cinematografica, si intende) del pubblico giovanile.

Game over manLa storia, approssimativa e balorda, non fornisce mai alcuno sviluppo degno di nota: buoni e maldestri protagonisti contro cattivi e maldestri malviventi. Né eroi, né antieroi, solo un’accozzaglia di imbranati in balia del caso più che agenti attivi della vicenda: un colpo di pistola partito per errore; il timer di una bomba contrassegnata col numero 6 che viene scambiata per un 9, una specie di tuta motion-capture che fa di un killer già morto un personaggio da manovrare tramite joystick come in un videogioco (!). Il lieto fine, anche quello ampiamente prevedibile e scontato, toglie forse l’unica speranza di riscatto ad un film francamente brutto.

Superfluo sottolineare che nessuno dei tre protagonisti susciti mai il benché minimo interesse dello spettatore, che non può immedesimarsi in personaggi tanto caricaturali da risultare talvolta irritanti. Non c’è traccia di alcun approfondimento psicologico: non che il film lo richiedesse obbligatoriamente, ma forse, in mezzo a tanto nulla, conferire un leggero spessore almeno ai protagonisti sarebbe stato un buon tentativo di sollevare un’opera a tratti comica, anche se in modo del tutto involontario. Alex, Darren e Joel sembrano perennemente (ed inspiegabilmente) divertiti, che siano inseguiti da nerboruti killer o che siano sospesi nel vuoto su un asse da stiro. E se sconfiggono “I Cattivi” lo fanno quasi per caso, intenti come sono in orridi scambi di battute anche nelle situazioni più improbabili e pericolose: a loro interessano solo le «pupe super sexy», vogliono fare i «superfighi» e bramano riempire i preservativi, come affermano a più riprese.

Game over manL’intera opera è segnata da una preoccupante confusione di generi: c’è un po’ di demenziale, un po’ di azione e un po’ di splatter, ma nessuno prende il sopravvento. Anzi, potremmo dire che il tono grottesco complessivo risulta da una incredibile capacità di cogliere il peggio da ciascun genere. Con una spiccata attenzione, va riconosciuto, alle parti intime maschili: menzionate, inquadrate, mozzate o gettate in aria come palle da baseball, esse vanno annoverate tra i co-protagonisti della vicenda.

Nulla, insomma, pare salvarsi di Game over, man!. Di certo non spicca la prova degli attori, rei di una recitazione macchiettistica che stufa dopo poche inquadrature. Non brillano i dialoghi, che non strappano mai nemmeno l’ombra di un sorriso, e forse è questa la pecca più grave per un regista proveniente dall’universo Comedy Central. E se non parliamo di sceneggiatura e fotografia, si tratta di una delicatezza e insieme di un augurio: quello di poter giudicare l’opera alla luce del prossimo episodio, che, come apprendiamo dal finale del film, incombe su di noi.

Game over, man!

Valutazione globale - 4

4

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Game over, man!: un giudizio in sintesi

Game over manIl film diretto da Newacheck è, a tratti, desolante. Inutile pretendere troppo da un film che mira ad intrattenere un pubblico poco più che adolescenziale, ma sconcerta la totale nullità complessiva. Inutilmente volgare nei dialoghi, gratuitamente splatter nella regia, involontariamente comico nei toni. Tutto questo è Game over, man!, un’esperienza fin troppo confusionaria e mai in grado di coinvolgere in un modo qualunque il malcapitato spettatore, ostaggio – lui sì – della noia.

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About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

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