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Fiore gemello: una scena del film

Fiore gemello: recensione del film di Laura Luchetti

Fiore gemello è il nuovo film di Laura Luchetti, qui nelle vesti di regista e sceneggiatrice.

Fiore gemello: sinossi

Entroterra sardo, oggi. Anna (Anastasiya Bogach) sta fuggendo da un malintenzionato (Aniello Arena), che pare abbia un conto in sospeso con lei. Basim (Kallil Kone) è, invece, un giovane ivoriano che cerca di trovare un modo per arrivare in Nord Europa, vivendo nel frattempo di espedienti per le assolate strade sarde. I due hanno un incontro fortuito, con Anna che viene soccorsa dal ragazzo da un’aggressione di molestatori. Basim rimane attratto da questa ragazza taciturna e traumatizzata e intraprende con lei un delicato percorso di avvicinamento e di conoscenza reciproca. Tuttavia, i conti in sospeso della ragazza non tarderanno a manifestarsi, esigendo una resa dei conti.

Fiore gemello: le nostre impressioni

Laura Luchetti torna dopo la commedia d’esordio Febbre da Fieno e propone un racconto di formazione e marginalità sociale assolutamente asciutto ed essenziale, impreziosito da una cura maniacale su direzione e dalla qualità visiva e sonora.

Entrambi i protagonisti sono alla prima esperienza attoriale, ma sono credibilissimi nel restituire il progressivo affiatamento e la sensuale scoperta del proprio corpo, ben orchestrati dalla sapiente regia di Luchetti. La storia d’amore tra Anna e Basim è, infatti, assolutamente coinvolgente e naturale, con i due ragazzi che riescono a esprimersi in sottrazione e a riportare l’alternanza nei rapporti di forza della coppia. Di fatto riescono a personificare quello che è il tema principale del film, ossia la lotta per la sopravvivenza in un mondo ostile a grazia e delicatezza; occorre un’unione tra anime gentili per non farsi piegare del vento delle avversità, due fiori che crescono in simbiosi.

Presentando il film alle anteprime, Giorgio Colangeli (qui presente con una prova al solito non banale e decisiva) ne ha sottolineato la forza materica e sensoriale, frutto dello splendido lavoro su presa diretta e su una ricerca doviziosa sul realismo ambientale dell’arena del racconto. L’intima fuga di due giovani, l’immersione ambientale e la minaccia incombente di un antagonista (un brutale e temibile Aniello Arena) avvicina al film per tono e spirito a La Rabbia Giovane, il grandioso esordio di Terrence Malick.

Qui, tuttavia, il conflitto non si pone tra due giovani avverso la famiglia o la società, ma contro un antagonista implacabile e ferino, che compie atti terribili giustificandosi con un malcelato spirito cristiano. Di fronte a tanto orrore solo un binomio di individualità gentili può predicare speranza nel mezzo di un’umanità amorale e ipocrita.

Fiore gemello: giudizio in sintesi

Laura Luchetti porta a termine un film necessario, figlio di una lunga gestazione produttiva, dotato di una cura per i dettagli e per la solidità narrativa assolutamente encomiabili. È una piccola fiaba di frontiera raccontata con vigore e chiarezza, forse addirittura troppo essenziale e minimalista, ma che merita un posto di riguardo nella stagione cinematografica corrente. Il film godrà di una distribuzione territoriale progressiva e fatta su misura, per attecchire con lentezza e per trovare con maggior facilità il proprio pubblico, che si spera sia superiore di quanto questo buonissimo film meriti. Si attende con trepidazione la prossima regia della valente Luchetti (qui anche sceneggiatrice), che è riuscita a cogliere una prospettiva privilegiata per narrare un’Italia divenuta terra di frontiera istigata da ferinità e ipocrisia.

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About Giulio Mantia

Sono un immoderato consumatore di film improvvisatosi recensore amatoriale. Cerco di scrivere di cinema nei limiti delle mie conoscenze ed evitando di farla fuori dal vaso. Accetto volentieri critiche, osservazioni e confutazioni. Il mio film preferito è senza dubbio Dal Tramonto all'Alba di Rodriguez/Tarantino, un'allegra miscela di delirio e badassment che riesce sempre a rallegrarmi.

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