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Eterno femminile

Eterno femminile – La recensione del biopic di Natalia Beristáin

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e approdato nelle nostre sale l’8 marzo in occasione della Giornata internazionale della donna, Eterno femminile (titolo originale Los Adioses) è il biopic di Natalia Berinstáin ispirato alla figura di Rosario Castellanos, scrittrice e diplomatica messicana al centro del movimento femminista latinoamericano negli anni ’50. 

Eterno femminile: la sinossi

Sfortunatamente poco conosciuta in Italia, Rosario Castellanos è stata una delle figure più importanti della letteratura e della storia contemporanea del Messico, soprattutto per quanto riguarda la lotta a favore dell’emancipazione femminile nella prima metà del Novecento. È lei la protagonista di Eterno femminile, donna rivoluzionaria di cui Natalia Berinstáin offre un intenso ritratto, raccontando non solo della sua ineluttabile vocazione per la scrittura, ma anche della sua avanguardistica concezione del ruolo della donna nella società. Alternando passato e presente, la pellicola segue da vicino le tappe decisive della vita della Castellanos, incentrandosi in particolare sulla sua insofferenza provocata dalla condizione di donna e scrittrice all’interno di una società maschilista, e della sua tormentata relazione amorosa con Ricardo Guerra.

Eterno femminile: le nostre impressioni

Eterno femminile è un film che parla di tematiche care all’attualità: emancipazione femminile, lotta per la parità dei sessi, realizzazione professionale della donna, maternità. Cosa significa essere donna all’interno di una società dominata dal pensiero maschile? Cosa comporta il ruolo di donna a livello sociale, ma soprattutto a livello personale? Queste sono le domande che Rosario Castellanos si pone sin da giovane, da quando, timida e introversa studentessa universitaria, comincia ad impegnarsi artisticamente e socialmente per “dare voce a chi non ha voce”. Quello della Berinstáin è il ritratto di una donna forte, risoluta, che non rinuncia mai, tuttavia, alla sua vulnerabilità, condizione che esige la completa
solitudine per essere interiorizzata e rielaborata in modo consapevole e autonomo. Ma il femminismo come tema principale della pellicola non viene mai dipinto in tinte aggressive, bensì con estrema delicatezza ed eleganza: così, ogni denuncia sociale viene veicolata dagli scritti e dalle poesie della stessa Rosario. Prendendo questa decisione, la Berinstáin rispetta con grande fedeltà il pensiero della scrittrice, senza mai rischiare di stigmatizzare la causa femminista.


Altro perno attorno cui ruota il biopic è infatti il rapporto di Rosario Castellanos con il suo lavoro, la scrittura
. Si tratta di una passione viscerale, sulla base della quale solo ciò che è scritto corrisponde all’autentico vissuto. Andando a comporre la vera colonna sonora del film, i tasti della macchina da scrivere dettano il ritmo della quotidianità di Rosario: non vi è altra attività, altra condizione che la possano rendere altrettanto soddisfatta, nemmeno la compagnia di Ricardo, nemmeno l’essere madre di Gabriel. Al contrario, l’essere madre rappresenta una delle scelte più drammatiche e sofferte nella vita della scrittrice, che per amore del suo compagno decide di avere un figlio. “L’aureola della maternità” – necessaria per realizzarsi socialmente in quanto donna – impedisce a Rosario di dedicarsi al suo lavoro. “Non voglio smettere di essere mamma, non voglio smettere di lavorare, non voglio smettere di scrivere”: queste sono le parole che rivolge a Ricardo, quando questi decide per lei che sarebbe meglio rinunciare per un periodo agli impegni universitari, così da potersi dedicare al figlio Gabriel e alla scrittura.

La Berinstáin ci porta ad interrogarci su questioni che restano ancora ad oggi urgenti, facendoci dimenticare il contesto storico in cui è ambientata la pellicola: il biopic sulla Castellanos diventa insomma un astuto escamotage per parlare di femminismo, una velata denuncia sociale che la regista intraprende basando il suo racconto su una figura rivoluzionaria emblematica.

Eterno femminileAl centro di inquadrature curate, simmetriche, troviamo spesso la protagonista interpretata dalla coinvolgente Karina Gidi e dalla sua giovanissima counterpart Tessa la Gonzales. Tra le due attrici, che recitano nei panni della poetessa adulta e ragazza, vi è una perfetta osmosi: in entrambe le versioni sono mantenuti con marcata consapevolezza i sorrisi e gli sguardi eloquenti di una donna che sa essere risoluta e fragile al tempo stesso, soprattutto nel suo rapporto con Ricardo, l’amato compagno di vita. Anche quelle di Daniel Giménez Cacho e di Pedro de Tavira – rispettivamente Ricardo adulto e Ricardo giovane – sono prove soddisfacenti: il loro personaggio viene rappresentato in modo coerente come amico e amante nel pendolo tra passato e presente. Daniel Giménez Cacho in particolare è bravo nell’offrire un volto alla frustrazione di un uomo innamorato ma intrappolato in una gabbia sociale, che lo porta a non voler accettare la dedizione al lavoro e l’emancipazione della sua compagna.

Pur peccando di un po’ di ritmo nella sua prima parte, il film resta comunque scorrevole. Sa essere intenso senza essere per forza sconvolgente, il che rende chiari gli intenti della Berinstáin a capo di una regia fine, discreta ma sempre determinata. Grazie ad un lavoro intimo e posato, la regista è in grado di farci apprezzare la figura di Rosario Castellanos e la sua causa anche senza conoscerla nel dettaglio, dando ampio respiro alle sue poesie e ai suoi scritti: in questo senso, Eterno femminile può essere considerato un inno alla letteratura e, più in generale, all’arte nella sua funzione sociale.

Eterno femminile

valutazione globale - 7

7

un ritratto biografico intimo e intenso

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Eterno femminile: un giudizio in sintesi

Eterno femminile è un biopic intenso e commovente, attraverso il quale Natalia Berinstáin dà letteralmente voce a une delle principali figure della letteratura moderna messicana, Rosario Castellanos. Interpretata da un’empatica Karina Gidi, la scrittrice e poetessa si fa portavoce del movimento femminista latinoamericano, ponendo la questione del ruolo sociale della donna al Eterno femminilecentro del racconto. La Berinstáin parla di femminismo con tono garbato, delicato, chiamando in causa tutte le sfumature dell’essere donna, dall’amore alla fragilità, dall’emancipazione alla maternità, e dando ampio respiro agli stessi scritti della Castellanos. Grazie ad una regia intima e posata, il film scorre offrendo un’interessante fotografia della poetessa messicana nel suo essere tanto risoluta quanto vulnerabile, nel suo essere universalmente ed “eternamente” donna.

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