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Una scena di Benvenuti a Marwen

Benvenuti a Marwen: recensione del nuovo film di Robert Zemeckis

Esce nelle sale italiane Benvenuti a Marwen, l’ultimo film di Robert Zemeckis con Steve Carell. Un film che mescola stili e generi in maniera curiosa.

Benvenuti a Marwen: sinossi

Una scena di Benvenuti a MarwenSopravvissuto ad una brutale aggressione, Mark Hogancamp cerca di ritrovare la memoria costruendo il modellino di un paese per bambole. L’installazione artistica, che riproduce un sedicente villaggio belga durante l’occupazione nazista, e i personaggi che lo popolano riportano Mark tra psicosi e allucinazioni. Quando una galleria di New York scopre le fotografie di Mark che immortalano le storie di Marwen, improvvisamente la terapia casalinga si trasforma in percorso di arte-terapia che l’aiuterà a guarire dal PTSD.

Benvenuti a Marwen: le nostre impressioni

Una scena di Benvenuti a MarwenLa Universal ha trasformato il documentario Marwencol del 2010 in un motion-picture il cui protagonista, Steve Carell interpreta il ruolo di Mark Hogancamp, moralmente percosso nell’Aprile del 2000. Grazie alla realtà virtuale, i personaggi del mondo fantastico di Hogenkamp prendono i volti e le fattezze degli attori protagonisti del film. Eiza González si trasforma nell’avvenente Carlala, Leslie Zemeckis è Suzette, Merritt Wever è l’amica Roberta, Gwendoline Christie è Anna, e la graziosa Leslie Mann recita Nicol.

Originariamente intitolato “Le bambole di Marwen”, il film segue gli ultimi mesi prima del processo degli assalitori di Mark. La sceneggiatura di Zemeckis e Caroline Thompson è tuttavia confusa. Oscilla avanti e indietro tra presente, flashback del passato, e realtà virtuale. Il film ambientato in una cittadina di provincia vicino New York e riprende, del documentario originale, le scene tristi e claustrofobiche della vita di Mark che passa dal divano al negozio di modellismo, in preda ad allucinazioni e angosce.

Una scena di Benvenuti a MarwenLe scene ricostruite invece assomigliano a un film della Pixar, ma per adulti. La presenza persistente di donne-bambole, un elemento che rimanda al ben più interessante Essere John Malkovich, e l’insistente fascinazione di Mark per le scarpe femminili sembrano voler accennare a perversioni erotiche, ma questo aspetto, così come altri nel film, non viene valorizzato e approfondito. E questa mancanza di approfondimento si ripercuote nella fruizione del film: non coinvolge e non commuove, quelle qualità che potrebbero salvare anche un film di discutibile qualità. È un peccato per degli artisti del calibro di Zemeckis e Carell, il primo certamente in grado di realizzare dei film di spessore, il secondo capace ad interpretare in modo convincente i suoi personaggi.

Benveuti a Marwen

valutazione globale - 4.5

4.5

Un film poco convincente, confuso e poco coinvolgente

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Benvenuti a Marwen: giudizio in sintesi

Una scena di Benvenuti a MarwenUn film pieno di effetti speciali, ricorda moltissimo Toy Story ma senza il brio, le battute e la verve che hanno coinvolto adulti e bambini. Un film quasi ridicolizza il Post-Traumatic Stress Disorder, ma che non approfondisce a dovere la natura del disturbo. Fastidioso è l’attrito tra le due realtà, tra una in cui le Barbie super-erotiche in gonnella e tacchi alti che sparano e ammazzano, e una in cui i personaggi in carne ed ossa mancano di pathos e incisività. Insomma, non abbastanza coinvolgente per farne un dramma, neppure realistico per essere avventuroso, questo film è davvero un brutto prodotto. Potrebbe essere il peggior film della carriera di Steve Carell, e forse anche di Robert Zemeckis.

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