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Abracadabra

Abracadabra – la recensione del nuovo film di Pablo Berger

A partire da oggi 17 Maggio, è nelle sale il nuovo film di Pablo BergerAbracadabraun film surreale e grottesco, un’opera psichedelica che diverte e incuriosisce.

Abracadabra: Sinossi

abracadabraLa casalinga Carmen (Maribel Verdu) vive con suo marito Pepe (José Mota) alla periferia di Madrid. Il rapporto col marito è burrascoso e poco soddisfacente finché un giorno, durante un pranzo di matrimonio, il marito, ipnotizzato per gioco dal cugino di Carmen, Carlos (Antonio de la Torre), subisce un radicale cambiamento. Consultando un Medium, il Dottor Fumetti (José María Pou), Carmen scopre che Pepe è stato posseduto dallo spirito di Tito (Quim Gutiérrez), un omicida schizzofrenico morto negli anni ‘80. I due cugini, con l’aiuto del Dottor Fumetti, iniziano una surreale ricerca per riportare le cose alla normalità, mentre Carmen comincia a sentirsi attratta dalla nuova versione di suo marito.

Abracadabra: le nostre impressioni

Abracadabra Abracadabra, terzo film dello spagnolo di Pablo Berger, sembra un sogno ad occhi aperti. Un film noir dai tratti surreali che richiama le prime pellicole di Pedro Almodovar e i film di  Álex de la Iglesia. Entrambi registi spagnoli figli del grande Luis Buñuel, che per primo condì surrealismo e cultura di massa nel filone cinematografico antiborghese degli anni ’60.

Pablo Berger al suo terzo lungometraggio, propone una tragi-commedia che contiene elementi sentimentali, di umorismo e di suspance.  Una paella di stili ed espedienti che nel complesso funzionano. La maturità del regista è palpabile in ogni scena, ripresa con affetto e intuizione, in cui ogni elemento è ben calibrato e nulla lasciato al caso. I personaggi sono geniali, ciascumo ben delineato nelle battute veloci e nella recitazione.

I costumi appariscenti sono le perfette ambientazioni per un amore schizofrenico: quello tra Pepe/Tito e Carmen, una Maribel Verdú molto brava e affascinante nonostante il trucco pesante e i vestiti eccessivi.  La Verdú (migliore attrice al Premio Goya 2013), aveva già lavorato con Berger in Blancanieves interpretando il ruolo principale in una commedia surreale girata in bianco e nero. Qui tuttavia il suo ruolo brilla, anzi “scintilla” in tutta la sua complessità e forza. Al contrario quello di Antonio de la Torre (Tito) che si riduce allo stereotipo del macho iberico dei quartieri popolari che vive solo per il lavoro, la birra, il calcio e i reality show. Personaggi e riferimenti in cui il grande pubblico – non solo spagnolo – potrà rispecchiarsi. Una commedia che ci rimanda un’immagine deformata, a tratti esilerante ma fondamentalmente malata.

La colonna sonora è composta da famose hit degli anni Ottanta: da I’m not in love dei 10cc, a Mike Oldfield, e ovviamente Abracadabra di Steve Miller Band. Invece, per le atmosfere più ipnotiche è perfetta la musica trap della spagnola La Zowie. Per chi ama le coloratissime commedie spagnole, piene di brio e

Abracadabra

valutazione globale - 7

7

Una commedia ipnotica, esilerante e colorata

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Abracadabra: giudizio in sintesi

Il regista Pablo Berger utilizza ancora una volta espedienti magici fanno fare a gente ordinaria, cose straordinarie (cit.) e sono dunque l’ingrediente perfetto per raccontare delle storie grottesche e curiose. L’ipnosi nel cinema è da sempre un’elemento utilizzato per snocciolare molti temi emotivi e sensibili, come vediamo ad esempio Woody Allen ne La maledizione dello scorpione di giada o la Trilogia Europea di Lars Von Trier. Qui Berger attraverso l’ipnosi, confeziona una commedia che contiene – senza irriderli – i temi della violenza di genere e dell’infermità mentale. Si ride ma amaramente sulle peripezie dei personaggi.  Un racconto ipnotico questo del regista basco che potrebbe diventare un film cult. Stupefacente, proprio verso la fine della seconda parte, dopo il divertimento e lo sgomento, ci si ritrovi coinvolti in un progetto che va oltre la commedia. Il finale splatter ha infatti qualcosa che disturba quanto visto in precedenza, come un tocco alla Guillermo del Toro.

Come un gioco di scatole cinesi, questa commedia contiene al suo interno un dramma d’amore, un thriller, e una fiaba, in un mix che mi ha fatto sobbalzare e ridere fino alla fine.  Mi è piaciuto molto!

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