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A Beautiful Day – You Were Never Really Here: la recensione del film con Joaquin Phoenix

A Beautiful Day – You Were Never Really Here è il film di Lynne Ramsay tratto dal libro Non sei mai stato qui (You Were Never Really Here) di Jonathan Ames, con  Joaquin Phoenix nel ruolo del protagonista.

A Beautiful Day: la sinossi

a beautiful dayJoe (Joaquin Phoenix, imbolsito e munito di barba animalesca per ragioni di copione) è un detective privato dai modi estremamente brutali che viene incaricato di salvare la figlia di un senatore. L’incarico sembra alla sua portata ma, come un classico intreccio da genere noir, il protagonista si ritroverà di fronte a un caso difficilissimo, con conseguenze devastanti per la sua vita. Come se ciò non bastasse, Joe dovrà anche confrontarsi con i fantasmi del suo violento passato, sempre in agguato e sempre pronti ad assillarlo con vividissime allucinazioni.

A Beautiful Day: le nostre impressioni

a beautiful dayAnche questa volta quindi la regista scozzese Lynne Ramsay conferma il leitmotiv riconoscibile anche nei suoi precedenti film, ossia quello delle cicatrici, esteriori ed interiori, lasciate sui protagonisti da eventi traumatici (la morte dell’amico del giovane protagonista in Ratcatcher, il suicidio iniziale in Morvern Callar, la tragedia che colpisce la famiglia in …e ora parliamo di Kevin). Questa volta però sceglie una narrazione più rarefatta e spezzettata per trasporre il romanzo di Jonathan Ames, abbandonando la compattezza e la solidità del precedente …e ora parliamo di Kevin; lo scopo infatti è quello di riprodurre il disordine mentale del protagonista, segnato dagli eventi drammatici che lo accompagnano nel suo arco, ma anche appartenenti ad un passato intriso di violenza e tragedia.

Tale scelta narrativa è corroborata dall’incollatura costante della macchina da presa sul protagonista (non ci sono momenti dove Joe sia assente), decisione espressa anche dallo svolgimento dei fatti, mostrati unicamente dal suo punto di vista. Lo spettatore quindi diventa il compagno di viaggio di un uomo consumato dal suo passato, al punto da rendere del tutto relativo il suo rapporto con il tempo presente (il titolo originale, You Were Never Really Here, restituisce molto di più questa dissociazione rispetto a quello italiano).

Phoenix è abile e misurato nel costruire un protagonista taciturno e tormentato (l’attore ha dichiarato di essere entrato nella parte ascoltando un’audiocassetta contenente rumore di petardi e fuochi d’artificio) che ricorda da vicino predecessori illustri come il Marv di Mickey Rourke in Sin City di R. Rodriguez, oltre che naturalmente il Travis Bickle di Taxi Driver (somiglianza su cui insiste molto la distribuzione italiana).

Riemerge inoltre l’attenzione della Ramsay per la simbologia cromatica (in … e ora parliamo di Kevin era legata al colore rosso) dalla ripetuta riproposizione del colore verde dopo che Joe afferma essere il suo colore preferito (da segnalare qui lo splendido lavoro in fotografia di Tom Townend).

Pregevole poi la colonna sonora firmata da Johnny Greenwood dei Radiohead, che con synth sincopati e taglienti colpi di archi regala con precisione lo smarrimento e la confusione che regna nella mente di Joe.

A Beautiful Day - You Were Never Really Here

valutazione globale - 6.5

6.5

Un'opera discreta e coraggiosa, ma appesantita

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A Beautiful Day: un giudizio in sintesi

a beautiful dayComplessivamente è da ritenere un discreto thriller d’autore, che trova la sua forza nella completa fusione della macchina da presa nella prospettiva del protagonista, facendo condividere allo spettatore ogni suo minimo turbamento. Tuttavia questa scelta può appesantire e rende complessa la gestione degli innumerevoli flash provenienti dal passato di Joe, che non viene mai chiarito ma lasciato alle speculazioni del pubblico. Inoltre non viene esplicato in maniera efficace il rapporto tra il protagonista e il femminile, salvo appunto gli elementi confusi che vengono forniti per ricostruire il sua storia.

In generale è un’opera in cui si privilegia decisamente la forma sulla sostanza, lasciando allo spettatore la necessità di maggiori appigli per legarsi più intimamente alla vicenda del detective Joe. Opera discreta e in parte coraggiosa che va ad alloggiare con coerenza nella filmografia di Lynne Ramsay.

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