La quarta stagione di Peaky Blinders, ancora inedita in Italia, ha concluso da qualche giorno la sua corsa su BBC ed è stata un ritorno alle origini per la serie britannica, ma con l’aggiunta di pezzi da novanta come Adrien Brody e Aiden Gillen (Game of Thrones) oltre ai già presenti Cillian Murphy e Tom Hardy.
Peaky Blinders, quarta stagione: sinossi

Peaky Blinders, quarta stagione: le nostre impressioni
La quarta stagione di Peaky Blinders segna un ritorno alle origini, a quel mondo sporco e oppressivo dei quartieri operai di Birmingham, alla cenere e ai fuochi, ma il ritorno non è solo geografico, è un ritorno anche narrativo, ad una storia che rimette sullo sfondo (senza però dimenticarsene) la narrazione dell’epoca e la politica per tornare ad un racconto criminale, ad un gangster movie più schietto e genuino.

La scrittura della stagione, inoltre, da parte di Steven Knight, non concede certezze, inserendo un evento spiazzante già nel primo episodio, con la morte di John Shelby, uno dei tre fratelli “fondatori” dei Blinders e reduce come Tommy e Arthur dalle trincee francesi. Con questo avvertimento Knight ci avverte che tutto può succedere e nessuno è al sicuro, e il pericolo in questa stagione per gli Shelby è il peggiore che abbiano mai affrontato.

Ma non c’è solo gangster movie: come dicevamo prima, il racconto politico dell’epoca è solo messo in secondo piano, non accantonato, perché a sprazzi viene portata avanti anche la storyline della crescente minaccia della rivoluzione comunista, che aleggia, crescente, nella serie, fin dai suoi albori e che ha attraversato diverse fasi. Nella conclusione della stagione vediamo come questa parte più politica potrebbe tornare ad essere centrale nella prossima stagione che si prevede per il 2019. Affiancata ovviamente da scazzottate, scommesse clandestini, traffico di liquori con gli Stati Uniti, e via dicendo, o non sarebbe Peaky Blinders.
Peaky Blinders - quarta stagione
Valutazione globale - 7.5
7.5
Compatta e scorrevole
Peaky Blinders, quarta stagione: un giudizio in breve

Il senso di pericolo si percepisce concreto, il ritmo narrativo è come sempre intenso e Knight è sempre abile a costruire un climax finale eccellente che, questa volta, arriva al suo apice poco prima della chiusura, lasciandosi il tempo per lanciare anche le nuove trame per il futuro.
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