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Venezia75

Venezia75 e il passato che parla del presente nei film visti alla Mostra

E un’altra Mostra sta per finire. Con Venezia75 termineranno anche tutti i rituali che ogni accreditato si ritrova a compiere per quei 12 intensi giorni tra lo scadere di agosto e l’inizio di settembre, quando ogni anno al Lido si rinnova la magia del Cinema. Alzarsi presto, fare una fugace colazione, uscire di casa perché alle 8:30 comincia il primo film, dare una veloce occhiata al Ciak in Mostra, disquisire (qualche volta incavolarsi pesantemente) sui voti dati dalla carta stampata alle pellicole in Concorso, e poi ecco, comincia il primo film. E poi uscire dalla sala, tempo per correre in bagno o fumarsi una sigaretta che il secondo film della giornata è già pronto per essere visto. E poi vorrai anche mangiare, no? Un pranzo al volo, e poi dritti su, all’ultimo piano del Casinò, tra conferenze da seguire e recensioni da scrivere. E siamo solo a metà giornata.

Venezia75: il passato per raccontare il presente

Peterloo Venezia75Mai come quest’anno i film presentati in Concorso a Venezia75 si sono contraddistinti per due cose: la lunghezza (un paio hanno toccato e sfiorato le tre ore) e l’ambientazione nel passato. Un passato che però strizza l’occhio al presente, all’attualità e alla società odierna. Nei film visti al Lido la Storia è stata presa in causa dai vari autori per raccontare la contemporaneità. Criticandola, sovente. Mettendoci persino in guardia. E la lunghezza dei molti film presentati, in un’epoca frenetica come la nostra, tendente a semplificare e a liquidare qualsiasi cosa un tweet o un commento su Facebook (come ci insegna anche Assayas nel suo Non-Fiction), ci ha (ri)consegnato il gusto della riflessione.

Raccontare il passato per parlare del presente, dicevamo. Come fa Mike Leigh in Peterloo nel ricordare quel massacro avvenuto a Manchester nel 1819 dove un gruppo pacifico di persone, che si batteva per essere rappresentata nelle istituzioni parlamentari, oltre a chiedere una giustizia sociale più equa, fu colpito duramente da una repressione che ebbe anche il benestare del Re. Alla mente riaffiorano così i soprusi perpetrati dalla Polizia di Stato alla scuola Diaz di Genova durante il G8, giusto per restare nei nostri confini, o a tutte quelle pacifiche manifestazioni per i diritti (siano essi civili o sociali) che vengono duramente represse in varie parti del mondo. Peterloo, in questo senso, non è altro che un inno alla libertà.

Sunset Venezia75L’ungherese László Nemes in Sunset racconta con gli occhi di un’ambiziosa ragazza la realtà di un periodo, la fine dell’impero austroungarico, che sta cedendo il passo all’orrore rappresentato dalla Grande Guerra. Quante assurdità scoprirà questa ragazza nel suo caotico viaggio alla scoperta del suo passato. E quante assurdità e ingiustizie siamo in qualche modo costretti a sopportare anche al giorno d’oggi? Per affrontare tutto questo c’è bisogno soltanto di una cosa: restare umani. Che è un po’ quello che ci dice anche Jacques Audiard nel finale del suo atipico western The Sisters Brothers, uno dei più bei film visti quest’anno al Lido.

Quando invece la Storia si fa ancora più oscura e pregna di orrore, come il periodo nazista vissuto dalla Germania per una dozzina di anni, allora uno dei modi per combatterla e riportare un po’ di luce nelle tenebre è rispondere al Male con l’Arte. Su questo si sofferma per oltre tre ore il tedesco  Florian Henckel von Donnersmarck spiegandoci, in Opera senza autore, che l’Arte è un linguaggio universale che nessuno, neanche i più terribili regimi totalitari, può strumentalizzare per i suoi scopi.

Natalie Portman Vox Lux Venezia75I film che invece hanno voluto raccontare il presente, la contemporaneità, quest’anno hanno spesso fallito e fatto cilecca. Ne sono un esempio Vox Lux dell’americano Brady Corbet e il Nuestro Tiempo di Carlos Reydegas.

Stasera, intorno alle 19, scopriremo i vincitori dei premi più importanti, fino ad arrivare al Leone d’Oro. Tutto il palmares lo troverete sul nostro sito, in costante aggiornamento.

Intanto, con un pizzico di nostalgia, salutiamo Venezia75.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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