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Qodratollah Qadiri in The orphanage

The orphanage: la recensione del film di Shahrbanoo Sadat

The Orphanage è un film della regista afghana Shahrbanoo Sadat in concorso alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, con protagonisti Qodratollah Qadiri e Sediqa. La regista è al suo secondo lungometraggio dopo Wolf and Sheep (2016).

The orphanage: la sinossi

The orphanage

Negli anni ottanta l’Afghanistan è sotto il controllo sovietico. Un gruppo di adolescenti è costretto a vivere in un orfanotrofio di Kabul. L’undicenne Qodrat (Qodratollah Qadiri) vende biglietti del cinema al mercato nero, per questo viene arrestato e portato all’orfanotrofio, dove conoscerà altri ragazzi. La vita non è semplice, ma questo non impedirà al giovane di legare con un suo coetaneo, Sediqa (Sediqa). Un giorno i giovani, che prendono lezioni di russo, fanno un viaggio a Mosca per uno scambio culturale.

The orphanage: le nostre impressioni

The orphanage sembra banalizzare lo spunto invero molto interessante da cui parte. La storia dell’orfanotrofio afghano, la contaminazione della cultura sovietica, le speranze, i sogni e le piccole grettezze dei ragazzi coinvolti dalla narrazione sarebbero un humus fecondo col quale lavorare. Purtroppo, però, la regista sceglie di buttarla nel musical in stile Bollywood e simili, risolvendo i nodi drammaturgici con intermezzi musicali proprio come avviene tipicamente in quei film.

Qodratollah Qadiri in The orphanage

A parere di chi scrive questa non sembra una scelta produttiva, piuttosto una troppo facile soluzione, peraltro ripetitiva. È plausibile che l’immaginario di un ragazzo afgano sia colonizzato da un certo tipo di retorica (come vediamo nella scena collocata dentro un cinema nelle battute iniziali del film), ma accostare realismo e gli edulcorati intermezzi musicali rischia di produrre – almeno nell’occhio occidentale – un senso di inadeguatezza, se non proprio di fastidio.

Molto più interessante risulta seguire ciò che accade quando il film si accosta alle vicende dei ragazzi dell’orfanotrofio, sebbene anche qui sembri esserci, tutto sommato, ancora qualcosa di didascalico. Tuttavia i volti e l’attenzione ai particolari convincono e intrigano: si nota la sensibilità dello sguardo, lo sforzo di rappresentare con fedeltà le vite di personaggi reali lontani dai riflettori, attraverso un cinema che ha qualcosa in comune col documentario senza appiattirsi su di esso. È questo, forse, l’aspetto migliore di The orphanage.

The orphanage

valutazione globale - 5

5

Un bellissimo spunto in parte sprecato

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The orphanage: giudizio in sintesi

The orphanage

The orphanage è un film che parte dallo spunto interessante di rappresentare vicende della vita reale nella loro complessità, quelle di un’umanità lontana dai riflettori. In questo procedimento, la pellicola ricorre talvolta ad uno sguardo documentaristico, pur senza appiattirsi su di esso. Peccato che poi insista nel risolvere i nodi drammaturgici con intermezzi musicali leziosi in stile Bollywood, il che sembra banalizzare il risultato finale. La regista, appena prima della proiezione, ha invitato gli spettatori a seguire a immedesimarsi nelle musiche e a seguirle con canti e movimenti liberi del corpo.

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About Tommaso Perissi

Scopre la magia del cinema d'autore verso la fine degli anni 90 grazie ad una videoteca vicino alla stazione di santa maria novella che offre titoli ancora in vhs...poi frequenta saltuariamente vari cineforum in giro per la città

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