Home / Festival del Cinema / Normal e Dafne: due brillanti film italiani alla Berlinale 69
Una scena di Normal

Normal e Dafne: due brillanti film italiani alla Berlinale 69

Si sente tanto parlare del film di Claudio Giovannesi, La paranza dei bambini, come unico film italiano in concorso alla Berlinale 69, opera di grande spessore che si è aggiudicata un meritatissimo premio per la miglior sceneggiatura. L’opera di Giovannesi tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, fisicamente presente all’anteprima mondiale e alla cerimonia di premiazione, ha sicuramente avuto un grande e positivo impatto sul pubblico e sulla critica, ma non si tratta, in realtà, dell’unica opera italiana presentata nella kermesse cinematografica della capitale tedesca.

Leggete anche la nostra recensione de La paranza dei bambini

Chiaro, La paranza dei bambini è stato l’unico film italiano presente nella sezione Competition, ma all’interno della manifestazione tutta è bene precisare che in totale i film italiani sono stati cinque: oltre al film di Giovannesi vanno menzionati anche Dafne di Federico Bondi, Il corpo della sposa – Flesh Out di Michela Occhipinti, Selfie di Agostino Ferrente e Normal di Adele Tulli, presentati nella sezione Panorama. Abbiamo avuto occasione di vedere due di questi titoli, Dafne e Normal, un film narrativo e un documentario che speriamo possano arrivare presto nei cinema italiani.

Dafne: un dramma familiare spiritoso e commovente

Dafne di Federico Bondi racconta la storia di una famiglia che deve far fronte ad un triste avvenimento. La protagonista Dafne, una ragazza con la sindrome di Down, dovrà lottare assieme al padre Luigi contro la tristezza dovuta all’improvvisa morte della madre. In una situazione in cui dovrebbe essere il genitore a prendersi cura della figlia, accade invece l’opposto. Dafne, animata da una grande forza d’animo, si ritroverà a motivare lei stessa il padre a combattere contro quel senso di vuoto che sembra prendere il sopravvento su di lui, anche se cercherà di farlo a modo suo…

Una scena di Dafne

Vincitore del premio Fipresci (Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica) nella sezione Panorama, Dafne ha commosso e fatto ridere di gusto il pubblico presente alla Berlinale 69. L’attrice protagonista Carolina Raspanti domina la scena con un carisma davvero notevole, trainando l’attenzione dello spettatore così come aveva guidato quella del regista e sceneggiatore Federico Bondi. Come ha raccontato lui stesso, l’incontro con Carolina è stato decisivo per la lavorazione del film, la cui sceneggiatura è stata modellata sulla sua persona. Lavorare con lei è stata un’esperienza straordinaria, a detta di Bondi, una vera fortuna.

La genuinità energica del personaggio di Dafne è ciò che più colpisce nel film, quella di un personaggio con un carattere deciso ma tenero nel profondo e perfettamente in grado, rispetto al padre “normale”, di gestire una situazione complessa e drammatica. Con quel temperamento entusiasta ed esplosivo che manca alla maggior parte dei personaggi che gravitano a lei e che non presentano problemi simili al suo, Dafne affronta il ritorno alla vita quotidiana, alla casa più vuota di prima, al lavoro, riuscendo a mantenere uno spirito combattivo e una sensibilità davvero inaspettati. La storia della relazione fra Dafne e Luigi fa certamente pensare alle dinamiche genitoriali messe a dura prova dal corso della vita e da quest’ultima a volte persino ribaltate, ma ci aiuta a riconsiderare la forza nascosta che sono in grado di mostrare le persone apparentemente più indifese e fragili.

Normal: un percorso attraverso le normalità tossiche di genere

Come un viaggio cronologico dall’infanzia all’età adulta e come un percorso geografico che si destreggia tra il Nord e il Sud della penisola italiana, Normal esplora situazioni sociali, scene di vita, eventi, interazioni interpersonali e luoghi che illustrano come le convenzioni di genere condizionino la vita delle persone, come le identità di genere “normali” siano costruite da una serie di rituali e convinzioni sociali largamente condivise.

Una scena di Normal

In un susseguirsi di reportage ci vengono illustrate, senza commento in voce over, scene di vita quotidiana, gesti, abitudini, situazioni e dialoghi che contribuiscono quotidianamente e costantemente a creare un abisso tra il genere maschile e il genere femminile. Cosa bisogna fare? Come ci si deve vestire? Che ambienti si devono frequentare? Come ci si deve comportare per appartenere aproblematicamente ad una delle due cateorie? Finalmente un documentario coraggioso e tratto da dati e storie non inventati si destreggia con grande agilità e intelligenza nel raccontare le varie manifestazioni della “normale” ed angosciante dell’eteronormatività, dimostrando che queste domande hanno delle conseguenze sociali e comportamentali, troppo spesso e volentieri ai limiti dell’assurdo e dello psichedelico. Coraggioso perché è tanto scomodo quanto potenzialmente esplosivo tematizzare criticamente la normalità, lasciando che essa parli per sé, senza bisogno di commenti espliciti.

Si tratta di un lavoro che la regista Adele Tulli ha realizzato a partire dalla sua tesi di dottorato, riuscendo ad offrire uno sguardo straniante su quello che viene dato per scontato nelle dinamiche di genere, ma che, come mostra la sua serie di sistematici e perturbanti accostamenti, non è affatto scontato o “naturale”. Decostruendo quei riti sociali percepiti come normali, guardandoli silenziosamente dall’esterno, nel suo Normal Adele Tulli riesce a comunicare con grande puntualità e serietà cosa sia in grado di condizionare e dare forma alla nostra identità.

Speriamo di vedere presto entrambi i film nei cinema italiani.

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook

About Bianca Friedman

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *