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Netflix e il potere del web: storia di una metamorfosi

Alla fine Netflix si è dovuta arrendere scendendo da quella collina dove si era arroccata. La cronaca è arcinota a tutti: Sense8 viene cancellato con sentenza definitiva al termine della seconda stagione. Ondata di sconforto in tutti i fan della serie delle sorelle Wachowski che decidono di ‘collegarsi’, proprio come i loro amati sensate, tra varie parti del mondo per firmare una petizione rivolta a Netflix dove si supplicava un ripensamento, un qualcosa che potesse chiudere in maniera soddisfacente la loro serie preferita. Netflix ringrazia per le belle parole e per l’affetto dei fan nei confronti di Sense8 ma non c’è niente da fare: la serie è terminata con la seconda stagione. I motivi sono principalmente di tipo economico e Netflix, a fronte di abbonamenti a prezzi vantaggiosi, non può permettersi più di tanto di spendere e spandere. Sense8 era una di quelle serie che, proprio per la particolarità di essere girata in varie parti del mondo, aveva dei costi di produzione troppo elevati per l’azienda di Los Gatos.

I motivi di una scelta saggia

NetflixMa, proprio nel momento in cui i fan stavano perdendo ogni residua speranza, ecco arrivare nella serata di giovedì 29 giugno l’inatteso colpo di scena: Netflix ci ha ripensato. Sense8 avrà un finale grazie ad un film di due ore. Si alzano canti di giubilo. Il potere del web ha fatto vacillare ogni più ferma e strenua convinzione da parte di Netflix che è dovuta tornare sui suoi passi. Scelta saggia. Per due motivi. Primo motivo. Dopo la notizia dell’inattesa chiusura si era alzato un polverone di critiche e commenti negativi nei confronti di Netflix, con abbonati pronti a disdire l’abbonamento (qualcuno lo avrà altro che già fatto) come forma di protesta. Protesta che poteva avere anche un senso. Io, abbonato, non voglio ricevere lo stesso trattamento a cui ci avevano abituati i network della generalista americana che non impiegavano due secondi a chiudere una serie se non andava bene con gli ascolti (e quindi non garantiva introiti pubblicitari). Pago, poco, ma non voglio decisioni mosse da una logica puramente economica, come ha fatto notare anche Andrea. Quindi, l’emorragia di abbonati ha trovato un tampone. Secondo motivo. Netflix si è fatta conoscere nelle sue fasi iniziali come l’isola di approdo di molte serie cassate da altri network. E’ stato così anni fa per Arrested Development e per The Killing e recentemente con Gilmore Girls. Tutte serie i cui fan chiedevano a gran voce nuove stagioni e Netflix è stata la prima e l’unica ad offrirsi per dare loro ospitalità. Perché, allora, prendere una decisione che va un po’ contro questa politica?

Il nuovo motto Netflix: poca spesa, tanta resa

NetflixE’ indubbio che alla base di tutto ci sia, come già sottolineato, un problema di natura economica e Netflix, nel suo comunicato, non ne ha fatto certo un segreto. Gli abbonati crescono, diventano sempre di più ma non tanto da garantire spese eccessive. A questo si unisce anche un attento studio sui gusti dei singoli abbonati che il network custodisce come se fossero segreti di Stato. Tolto Sense8 (che di gradimento ne aveva eccome), serie costose ma con minor riscontro di pubblico come Marco Polo e The Get Down sono state cancellate senza tanti problemi, così com’è stato fatto con Girlboss, fatta secca dopo una sola stagione. Lì evidentemente c’era solo un problema di scarso feedback da parte degli abbonati e nessuno ne sentirà la mancanza.

Netflix è nata, esiste e fa soldi grazie al web. E al web ha dovuto dare ragione. Data una conclusione a Sense8, Netflix continuerà sulla strada della spending review seriale al motto di “poca spesa, tanta resa” (citofonare Tredici) prediligendo serie low budget, sotto i (un tempo) canonici 40 minuti e non più di 10 episodi. GLOW e Gipsy sono gli esempi più recenti ma verrebbe da citare anche Santa Clarita Diet e Dear With People.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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