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Verso Venezia 75: una selezione dei registi più attesi al Festival di Venezia (prima parte)

Con la settantacinquesima edizione del Festival di Venezia alle porte (si parte mercoledì 29 agosto), inizia il percorso di avvicinamento ad una delle più prestigiose mostre d’arte cinematografica europee. Ecco di seguito una selezione dei registi più attesi al Lido, analizzati attraverso la lente di alcune tra le loro opere più significative.

GUADAGNINO: TRA HORROR E AMORE

L’attesa per Luca Guadagnino è spasmodica. Il regista palermitano osa non poco, presentando al Festival di Venezia la sua personale rivisitazione di Suspiria, opera di culto del 1977 firmata da Dario Argento, con protagoniste Dakota Johnson e Tilda Swinton.

Chiamami col tuo nome Festival di VeneziaLa penultima pellicola di Guadagnino, Chiamami col tuo nome (2017), ha riscosso enorme successo agli Oscar 2018, dove ha conquistato la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale. Adattamento dell’omonimo libro di André Aciman, il film ha come protagonista il diciassettenne Elio (Timothée Chalamet), che, in vacanza con i genitori in una tenuta del nord Italia, fa la conoscenza di Oliver (Armie Hammer), allievo del padre archeologo impegnato nella redazione della tesi di dottorato. Tra i due ragazzi si sviluppa una complicità tanto rapida quanto profonda, che li porterà a sperimentare un legame indissolubile.

Chiamami col tuo nome ha definitivamente consacrato Guadagnino nel firmamento cinematografico mondiale, in qualità di esperto narratore propenso ad un cinema intimista, discreto e tuttavia coinvolgente. La storia, come spesso accade nella filmografia del regista, è imperniata su una sorta di viaggio di formazione dei protagonisti, ben presto prede di un’attrazione irresistibile e scandalosa per l’Italia (e forse per il mondo) all’inizio degli anni ’80. Un film poetico e diretto, sostenuto dalla solidissima sceneggiatura di James Ivory e da una fotografia che, nonostante qualche pecca, veicola con forza e chiarezza la semantica amorosa. Tra le note più liete della pellicola vi è la prova di Timothée Chalamet, che per l’interpretazione ha ricevuto anche la nomination agli Oscar come miglior attore protagonista.

LE NOTE DI CHAZELLE CHE HANNO CONQUISTATO HOLLYWOOD

Lo statunitense Damien Chazelle, classe 1985, è diventato in pochissimo tempo uno dei pilastri di Hollywood, dove ha realizzato – con ottimi risultati di critica e pubblico – entrambi i propri lungometraggi: Whiplash (2014) e La La Land (2016). Chazelle torna dunque nella città che ha spalancato le porte alla sua carriera cinematografica, e lo fa presentando First Man, film d’apertura del Festival di Venezia 2018. In questa pellicola Ryan Gosling interpreta Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla luna nel 1969, del quale seguiamo il percorso di addestramento per entrare a far parte della missione dell’Apollo 11.

Festival di Venezia La La LandPer First Man, Chazelle rinnova la collaborazione con Ryan Gosling, già protagonista dell’acclamatissimo La La Land. Musical contemporaneo e spettacolare, il film parte dalla liason tra un musicista jazz ed un’aspirante attrice (Emma Stone) e riflette su Hollywood, su uno studio system duro e a volte spietato, ma comunque capace di instillare nei protagonisti sogni di gloria e volontà di affermazione. Film dolce e amaro per amanti del genere, La La Land ha tre le note più liete la grandissima interpretazione di Emma Stone, che ha praticamente fatto razzia di premi internazionali nel 2017: dall’Oscar alla miglior attrice protagonista, fino alla Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.

Con quello che si è rivelato uno dei maggiori successi commerciali nella storia di Hollywood, Chazelle non ha soltanto esibito una straordinaria e peculiare sensibilità musicale (peraltro già evidente nella sua prima opera, Whiplash), ma ha esibito al tempo stesso una notevole perizia con la macchina da presa: movimenti sinuosi, piani sequenza e primissimi piani funzionali alla narrazione, virtuosismi che gli hanno permesso di conquistare il premio Oscar per la regia. Pur in assenza di una solida sceneggiatura, La La Land è una pellicola che ha il non indifferente pregio di coniugare autorialità ed esigenze commerciali, all’interno di una cornice meta-cinematografica che si spinge oltre i colori sgargianti della fotografia e del semplice film di genere.

Leggete anche: il programma completo di Venezia 75

LA FRONTIERA DEI COEN

I fratelli Coen hanno abituato il pubblico ad un eclettismo estremo, ma sono sempre stati in grado di conquistare un successo trasversale. Al Festival di Venezia si presentano con un’opera che, almeno nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto rimanere un progetto per il piccolo schermo: parliamo di The ballad of Buster Scruggs, film a episodi ambientato nel West e con protagonisti attori del calibro di Tim Blake Nelson, Liam Neeson, James Franco e persino Tom Waits.

Festival di Venezia Il GrintaJoel ed Ethan Coen tornano a dirigere un western dopo il successo ottenuto nel 2010 con Il Grinta. Nell’ampia filmografia dei fratelli di St. Louis Park, questa pellicola con protagonista Jeff Bridges richiama l’immaginario della frontiera e rappresenta una possibile pietra di paragone per l’opera in concorso a Venezia. Un’opera complessa, Il Grinta, che unisce i canoni western con gli stilemi dei Coen in un amalgama rigorosa e coinvolgente sotto il profilo emotivo. Sebbene non abbia guadagnato prestigiosi riconoscimenti internazionali, la pellicola esibisce più di un pregio. A cominciare da una prova maiuscola di Jeff Bridges, malconcio, intenso e rude protagonista di una storia aspra e spietata quanto il mondo nel quale è ambientata. Inseguimenti, colpi di scena e momenti di ineguagliabile commozione costellano un film intenso e tipicamente coeniano nello sguardo. Una prospettiva malinconica, pragmatica e disincantata, resa ancor più evidente da una sceneggiatura decisamente meno ironica e sferzante di altre opere dei Coen, ma che proprio per questo conferisce a Il Grinta una straordinaria vitalità.

UN NUOVO GENERE DI AUDIARD

Autore rigoroso e sempre attento all’attualità, il parigino Jacques Audiard presenta al Festival di Venezia The Sisters brothers, con ciò rompendo nettamente con tutta la sua filmografia precedente. Western con protagonisti John C. Reilly, Joaquin Phoenix e Jake Gyllenhaal, il film, narra le vicende di due fratelli intenti ad eliminare un uomo reo di aver commesso un torto nei confronti del loro capo.

Festival di Venezia Il profetaIl regista parigino arriva al Lido in una veste del tutto inusuale, suscitando enorme curiosità attorno ad un progetto ambizioso. Audiard sceglie di cimentarsi con un genere mai affrontato prima, il western appunto, e lo fa girando per la prima volta in lingua inglese, con un cast altisonante e ben lontano da quello tipico delle sue opere precedenti, tutte improntate di quello che potremmo definire un minuto realismo collocato tra mondi di confine. Proteso tra lingue e culture diverse (Deephan, Palma d’Oro nel 2015), tra legalità e microcriminalità quotidiana (Sulle mie labbra e Tutti i battiti del mio cuore, rispettivamente del 2001 e del 2005), Audiard ha fornito un compendio perfetto della sua poetica ne Il Profeta (2009) narrando la storia di Malik, giovane francese di origine araba che, dopo sei anni di carcere, si trasforma in un efferato malvivente. Un film con un messaggio politico forte, questo di Audiard, che denuncia un sistema carcerario privo di qualunque spiraglio per l’utopistica rieducazione. Il personaggio di Malik, interpretato da un Tahar Rahim straordinario, delinea una traiettoria di vita assolutamente verosimile e plausibile, mettendo a nudo ogni aporia di un meccanismo che spesso rinfocola, anziché eliminare, proprio quei meccanismi criminali che dovrebbe combattere, e che presenta nel proprio microcosmo gli stessi meccanismi che ne fondano l’esistenza: la violenza, il settarismo, le continue vessazioni e l’odio. Un circolo vizioso, dunque, quello de Il profeta, filmato con uno stile a tratti freddo, distaccato ed oggettivo (che non risparmia nulla allo spettatore, comprese scene truculente), ed a tratti delicato e quasi lirico, con sequenze oniriche ai limiti del surreale. Non a caso, del resto, con questa pellicola Audiard si è aggiudicata il premio della giuria al Festival di Cannes nel 2009.

Appuntamento tra pochi con la seconda parte dei registi più attesi al Festival di Venezia!

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About Vito Piazza

Tutto inizia con Jurassic Park, e il sogno di un bambino di voler "fare i film", senza sapere nemmeno cosa significasse. Col tempo la passione diventa patologica, colpa prevalentemente di Kubrick, Lynch, Haneke, Von Trier e decine di altri. E con la consapevolezza incrollabile che, come diceva il maestro: "Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato".

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