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The Ballad of Buster Scruggs La ballata di Buster Scruggs
THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS

I Coen a Venezia con la confusa antologia The Ballad of Buster Scruggs

I fratelli Coen hanno presentato a Venezia il loro nuovo, atteso lavoro, The Ballad of Buster Scruggs, un film antologico western che sarà disponibile su Netflix. Nel cast compaiono anche Liam Neeson, James Franco e Tom Waits.

The Ballad of Buster Scruggs: sinossi

The Ballad of Buster ScruggsTrattandosi di un’antologia, troviamo sei diverse storie tra esse non narrativamente collegate, accomunate dall’ambientazione del vecchio West. Le sei storie raccontate vedono come protagonisti: un singing cowboy, un rapinatore di una banca, un viandante che organizza spettacoli itineranti, un cercatore d’oro, una donna su una carovana diretta ad ovest e i personaggi di una diligenza.

The Ballad of Buster Scruggs: le nostre impressioni da Venezia 75

Sei storie per raccontare il vecchio West, sei episodi in cui troviamo situazioni e personaggi appartenenti al genere western. Non poca è stata la confusione precedente alla presentazione in anteprima riguardo l’entità del nuovo lavoro della coppia di fratelli più famosa del cinema contemporaneo (una serie? una miniserie? un film da cui sarebbe nata una serie Netflix?). Le aspettative erano piuttosto alte, soprattutto per chi ne conosce l’opera, integralmente o parzialmente.

The Ballad of Buster ScruggsTuttavia, nonostante l’interessante inizio comico/parodico dei sottogeneri singing cowboy e spaghetti western con i primi due episodi, gli altri proseguono per tutt’altra via, con tutt’altri toni, con un’energia decisamente minore. Nonostante l’interessante tentativo di riprendere una tendenza degli anni ’60 quale era quella dei film antologici, il risultato è un’opera che non risulta sufficientemente omogenea o comunque con un filo rosso non sufficientemente chiaro per poter essere realmente apprezzata.

Difficile è anche valutare la performance dei personaggi che compaiono in scena per un tempo molto ristretto e che cambiano completamente da un episodio all’altro. Se l’idea era quella di rendere un omaggio ad un genere caduto negli ultimi anni in secondo piano, che racconta un mondo che non esiste più, il tentativo resta tuttavia un po’ claudicante e confuso, disorienta lo spettatore. Per carità, gli elementi del western ci sono tutti, anche troppi, ma – almeno alla sottoscritta – la motivazione di tali accostamenti risulta un po’ ardua da cogliere.

The Ballad of Buster Scruggs

valutazione globale - 6.5

6.5

Un'antologia confusa, un progetto organizzato troppo "grossomodo"

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The Ballad of Buster Scruggs: dichiarazioni e curiosità da Venezia 75

Alla conferenza stampa di The Ballad of Buster Scruggs erano presenti i due fratelli Joel e Ethan Coen e gli attori Tim Blake Nelson, Bill Heck e Harry Melling.

Nonostante la nomea che si sono costruiti i Coen nel corso degli anni, l’attenzione del pubblico è stata letteralmente rapita dalla conferenza precedente di A Star Is Born, di e con Bradley Cooper e Lady Gaga.

Ciononostante le domande dei giornalisti non sono state poche e vertevano soprattutto sul filo rosso che dovrebbe collegare i sei episodi del film. Sulla genesi del progetto i Coen hanno raccontato che si tratta di storielle che hanno scritto nell’arco di 25 anni e che l’idea originaria era quella di realizzare un film per ciascun episodio. Successivamente si sono resi conto che, per quanto diversi, vertevano grossomodo sullo stesso argomento.

Il problema è che nemmeno le risposte dei due Coen sono state particolarmente illuminanti: “avevamo un’idea ben chiara sulla sequenza degli episodi”, “prima i toni sono quelli della commedia, poi diventano più cupi”, “abbiamo proceduto per istinto, seguendo quella che sembrava la progressione del film”, forse la mia poca preparazione sul genere western mi impedisce di percepire queste spiegazioni come esaurienti. Mentre il loro commento “c’è molta meno consapevolezza di quanto possiate pensare”, mi sembra molto più chiaro, ma mi lascia perplessa.

Allo stesso modo, i commenti sulla colonna sonora non sono stati proprio soddisfacenti: le canzoni dovevano legare tra di loro gli episodi? O contraddistinguere una storia dall’altra? A detta dei registi, prima avevano abbracciato un’idea, per poi propendere più per la seconda.

Ormai quasi rituale, è giunta anche per i Coen la fatidica domanda su Netflix, sulla quale hanno però espresso un’opinione più costruttiva e sicuramente più ottimista rispetto alle posizioni di molti loro colleghi. Per loro si tratta di un modo per mantenere viva l’arte del fare cinema, un modo diverso certo, ma in fondo “più si è, meglio è”.

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