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Polly Bennett e Rami Malek sul set di Bohemian Rhapsody

Bohemian Rhapsody: il racconto della movement director e i commenti di Rami Malek

La movement director di Bohemian Rhapsody racconta come ha insegnato all’attore Rami Malek ad immergersi nel suo ruolo.

L’importanza del movement director

Quando un ruolo richiede delle abilità speciali che un attore non possiede, chi bisogna chiamare? Da istruttori di equitazione a coach di dialetti a coreografi, Hollywood ha a disposizione numerosi esperti pronti per offrire una competenza che inganni anche i professionisti o, almeno, che trasformi degli attori, dei comuni mortali, in leggende della musica.

Recentemente è accaduto in A Quiet Place, in cui Douglas Ridloff è stato chiamato per insegnare agli attori come interagire con un personaggio sordo, come se lo avessero fatto da tutta la vita. Per Suspiria, il remake del classico di Dario Argento del 1977, Luca Guadagnino ha invece chiesto il contributo di Damien Jalet, che ha trasformato Dakota Johnson in una ballerina.

Il lavoro di Polly Bennett in Bohemian Rhapsody

Ma un discorso è costruire un nuovo personaggio, un altro è far risorgere una leggenda. La movement director Polly Bennett per Bohemian Rhapsody non doveva solo far somigliare Rami Malek a Freddie Mercury, il frontman dei Queen, ma far sì che interiorizzasse completamente la parte per il film.

Nel loro primo incontro la Bennett ha detto all’attore di Mr. Robot che non gli avrebbe propriamente insegnato la coreografia tradizionale. “Devi capire perché quell’uomo si muoveva in quel modo”, gli ha detto, “Questo è ciò che è più di aiuto per un attore. Rami non è un ballerino. Quindi, non dovevo trattarlo come tale.

Rami Malek in Bohemian Rhapsody e Freddie Mercury Bennett si è immersa, e ha fatto immergere Malek, nella storia di Freddie Mercury, non solo esaminando video delle interviste e delle performance, ma anche scavando nella sua giovinezza in modo che l’attore potesse decostruire i movimenti di Mercury. “Ognuno si muove diversamente dagli altri in base a quello che hanno vissuto, quello che hanno visto, in base alla loro famiglia, in base al contesto in cui sono cresciuti. Questa è quella che ho definito ‘movement heritage’”. Bennett ha realizzato che Mercury spesso nascondeva la sua bocca usando un microfono, una sigaretta o un bicchiere perché era cosciente dei suoi denti sporgenti. Era stato anche un corridore di lunghe distanze, motivo per cui correva energicamente sul palco.

La più grande sfida per Bennett era combinare la spontaneità di Mercury con la ricostruzione fedele del concerto per il Live Aid dei Queen. “Non c’era libertà, quindi dovevo tenere a mente di non farlo sembrare imparato a memoria o strutturato e di insegnare come farlo sembrare naturale”.

“Quando ho visto l’intera scena”, ha commentato Bennett, “beat dopo beat, gesto dopo gesto, respirando al momento giusto, scuotendo il microfono al momento giusto, senza saltare un verso, prendere in mano una chitarra, suonare le note giuste… orgogliosa non è il termine giusto per descrivere anche solo vagamente quel momento”.

I commenti di Rami Malek sul suo lavoro sul personaggio

Rami Malek ha anche commentato come si è sentito quando aveva ottenuto la parte: “Immediatamente non ho avuto riserve. È stata pura euforia. E poi le riserve sono subentrate. Quello che sapevo di aver bisogno era il tempo perché mi veniva chiesto di incarnare un uomo che è, onestamente, è un altro pianeta. È quasi un super-eroe. Sale sul palco con una cappa e una corona, e potrebbe essere il personaggio rock star della Marvel”.

Il lavoro con la Bennett, come lui stesso ha riconosciuto, è stato fondamentale per costruire il personaggio di Mercury, soprattutto come uomo, oltre che artista:

Sapevo che quello di cui avevo davvero bisogno era di catturare la sua spontaneità. Quell’uomo non è coreografato. Ogni volta che sale sul palco nessuno sa cosa farà ed è quello che sapevo di dover imparare. Per questo, ho realizzato che non potevo lavorare con un coreografo, ma che avevo bisogno di qualcuno per i movimenti, qualcuno che mi aiutasse a scoprire l’impeto per cui è quello che lui è. Perché ogni movimento del posso ricorre in un modo così elegante, a volte delicato e a volte aggressivo, a seconda del suo umore. Dovevo semplicemente trovare la sua umanità, scoprire quali fossero i suoi conflitti e tutti i suoi lati.

Malek ha anche raccontato un simpatico aneddoto che si è svolto sul set di Mr. Robot:

Una cosa divertente è stata che mentre avevamo terminato la terza stagione di Mr. Robot, sapevano che di lì a due settimane dovevo iniziare le riprese di Bohemian Rhapsody. Sam Esmail mi chiede ‘fammi vedere qualcosa’, così, quando avevamo finito quel giorno, ho fatto un giro con la mia felpa col cappuccio e ho lanciato la mia gamba in aria come un ballerino. Tutta la crew è scoppiata a ridere perché non avevano mai visto il personaggio di Elioit fare una cosa del genere.

Leggete anche la nostra recensione di Bohemian Rhapsody

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Fonte: The Hollywood Reporter

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