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Re:mind, la recensione del pilot del nuovo thriller giapponese di Netflix

Arriva su Netflix Re:mind, un nuovo thriller giapponese, una storia a cavallo tra horror e mystery che richiama le ambientazioni alla Saw, con protagoniste un gruppo di liceali giapponesi e promette molto gore e urla sconsiderate.

Re:mind, il pilot – sinossi

Una stanza che potrebbe sembrare quella di un castello, una lunga tavola imbandita e una ragazza che si toglie il cappuccio e non capisce perché si trova lì. Soprattutto non capisce perché sia circondata da altre 10 ragazze con dei cappucci in testa e per quale motivo non possa muoversi né alzarsi dalla sedia su cui è seduta.

Questo il prologo di questo thriller macabro che ha molti echi di storie dell’orrore classiche e di film horror moderni mischiati con relativa sapienza.

Re:mind, il pilot – le nostre impressioni

L’introduzione in un racconto misterioso in cui non si sa dove si andrà a parare non è tutto, ma è sicuramente molto.

remindVisto che lo scopo di questi racconti è proprio quello di celare il più possibile le informazioni allo spettatore, che entra nella storia completamente allo scuro di tutto, come le protagoniste, e che capisce un po’ di più ogni episodio, non possiamo certo giudicare la struttura del racconto da questi primi due episodi da 25 minuti l’uno (che quindi presi insieme formano una sorta di pilot tradizionale) perché non è questa la loro funzione, ma certamente da questo primo scorcio di storia possiamo farci un’idea di quanto questo racconto possa essere avvincente e quanto possa incollarci sulla poltrona, visto che il senso di questi primi due episodi dovrebbe essere proprio quello, ossia farci venire la voglia di vedere il resto.

Re:mind ci riesce? Non del tutto, dobbiamo dire. C’è qualcosa di buono in questa narrazione, ossia il senso di spaesamento che proviamo come spettatori nel trovarci in media res, senza nessuna bussola per orientarci, ad assistere ad una situazione di stallo apparentemente senza via d’uscita e specialmente nel trovarci a chiedersi cosa stia realmente succedendo, però, d’altro canto ci troviamo a sperimentare anche un certo senso di già visto.

remindPerché Re:mind ci ricorda molte cose: un po’ si ispira alla classica narrazione alla Agatha Christie dei dieci piccoli indiani con personaggi che si autoeliminano o vengono eliminati dal gruppo o da forze esterne e un po’ ci viene in mente anche tutta una tradizione più moderna di horror americani, come Saw, in cui i protagonisti sono vittime di punizioni o giochi macabri che servono più a stupire lo spettatore che altro. Qui, tra l’altro, l’effetto gore è anche sviluppato con soluzioni a basso costo, di necessità virtù, per la resa invece non siamo sicuramente all’indirizzo giusto.

La meccanica dell’evoluzione della storia, inoltre, in questi primi due episodi tende un po’ a trascinarsi tra ripetizioni, tempi morti ed eccessi di overacting e urla insensate (ok, per queste ultime cose se guardiamo un horror giapponese dobbiamo metterci l’animo in pace) e soprattutto sembra molto lineare e prevedibile. Certo, come detto all’inizio, siamo all’introduzione e una meccanica più semplice inserita in un contesto in cui non ci sono spiegazioni aiuta lo spettatore a trovare maggiori punti di riferimento, ma necessariamente la serie ora deve cambiare passo. Un buon seme sembra essere stato piantato e speriamo che possa germogliare in fretta: si inizia a notare una certa animosità tra le protagoniste che potrebbe sfociare, ci auguriamo, in un ognuno per sé e tutti contro tutti, in una Battle Royale che finalmente potrebbe scaldarci il cuore.

Re:mind - pilot

Valutazione globale - 6

6

Onesto ma poco di più

User Rating: 2.75 ( 1 votes)

Re:mind, il pilot – un giudizio in sintesi

Re:mind parte da uno spunto narrativo buono e gestito bene come incipit, ma non sembra sicuramente brillare per originalità.

remindI primi due episodi, dalla lunghezza complessiva di un pilot tradizionale, introducono la storia che però non sembra decollare tra tempi morti e gore a basso costo, mentre la struttura narrativa pare semplificarsi per non dover pesare troppo su una storia di cui non si vedono i contorni.

Chiaramente ha delle potenzialità e grazie alla breve durata degli episodi merita un maggiore approfondimento per capire se il prodotto sia più o meno valido.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

2 comments

  1. continua un po’ così come è iniziato. Sembra sempre che debba succedere chissà che cosa, le ragazze spariscono ogni tanto, la saputella ha intuizioni improvvise e incredibili che servono a mandare avanti la storia. L’etica scolastica, l’umorismo nero, il sarcasmo, i valori morali del Giappone sono così lontani dai nostri che la serie risulta a tratti comica, a tratti ridicola, spesso noiosa… sicuramente più adatta ad un pubblico giovanissimo.

    • Si, alla fine l’ho pensato anch’io, si può tirare fuori di meglio dal Giappone, a volte questa cade purtroppo in un compitino scialbo…

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