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Luke Cage: Recensione dell’episodio 1.01 – Moment of Truth

Luke Cage è il nuovo arrivo di casa Netflix, inserito nello sviluppo del Marvel Cinematic Universe, che sta portando uno dopo l’altro gli eroi di casa Marvel nel mondo della tv, per poter approdare poi al crossover dei Defenders. La dislocazione temporale di questa serie, nell’universo narrativo di riferimento, dovrebbe essere più o meno parallela alla seconda stagione di Daredevil.

luke cageIn questo primo episodio vediamo la definizione del mondo in cui Luke Cage si dovrà muovere e, a differenza di Daredevil e Jessica Jones, qui c’è subito un cambio di location: infatti abbandoniamo Hell’s Kitchen per una Harlem dove è più naturale mettere in scena la comparsa del primo supereroe afroamericano della Marvel. La differenza non è solo logistica, perché, effettivamente il colore della pelle ha un impatto sulla serie. L’importanza di avere un personaggio così carismatico a rappresentanza di una popolazione da sempre relegata al ghetto è quasi iconica. Ed Harlem sembra quasi un ambiente meno degradato della stessa Hell’s Kitchen che invece è situata nel cuore della MidTown newyorchese.

L’approccio, invece, per il resto, tende a ricalcare un po’ lo stereotipo delle altre produzioni Marvel/Netflix: il protagonista è un supereroe recalcitante, che non accetta volentieri di usare i suoi poteri per il bene comune, ha un passato difficile, con ben più di un mistero da svelare, è una persona solitaria e arrabbiata con il mondo.

Luke Cage, i personaggi

La stessa definizione dei villain emula lo stile finora visto in queste produzioni: c’è un intreccio di poteri, che parte dai traffici illegali, passa per la politica e termina nella violenza di strada, nascosta dalla facciata effimera della rispettabilità. Niente di veramente nuovo e sicuramente di livello meno interessante di due villain come Wilson Fisk e Kilgrave.

luke cageSe questi ultimi due erano delle figure complesse e, a loro modo, affascinanti, sorrette anche da una superlativa performance di attori come Vincent D’Onofrio e David Tennant, quì, il cattivo Cottonmouth Stokes, sembra più una figura di villain tipico, criminale molto ammanicato che pensa alla sua ricchezza e al potere. Mahershala Ali, che lo porta sullo schermo, è anche sufficientemente bravo da infondere nel suo personaggio quelle diverse once di fascino, pazzia e cattiveria, ma, fermandoci solo al primo episodio, non sembra esserci una grandissima struttura dietro.

Mike Cotler invece a me era piaciuto già in Jessica Jones, nonostante una parte della stampa non avesse ritenuto la sua interpretazione troppo variegata, ma, secondo me, è il personaggio ad avere una cupezza di fondo e un dolore represso che gli attanaglia l’anima tanto che le sfumature della sua interpretazione sono ridotte al minimo ad evidenziare questa passività e questa rassegnazione triste di Luke Cage, che si esprime invece molto in modo fisico e, in questo, Cotler fornisce una caratterizzazione precisa.

Ruolo minore in questo pilot, ma sicuramente importante nella stagione, ce l’hanno avuto due personaggi che sicuramente saranno side kick da ambo le parti, ossia la poliziotta “Misty” Knight e il cattivo Shades. Se la prima mi sembra molto interessante come personaggio in bilico tra la giustizia e la sua attrazione per Luke Cage, il secondo mi sembra un po’ tamarro come figura, un po’ uno stereotipo del cattivo da fumetti.

Luke Cage, storia e ambientazioni

Marvel's Luke Cage

Dell’ambiente abbiamo già parlato in parte prima, ma qui possiamo aggiungere quanto il tutto sia incupito da una ripresa quasi costantemente notturna, da luci smorzate, da ambientazioni da night club. Si percepisce una cappa di negatività che permea l’intera narrazione, molto più cupa e dura anche rispetto alle altre produzioni del Marvel CInematic Universe viste finora. In linea con il personaggio, non c’è dubbio, anche se può rendere la visione più complessa rispetto alle altre serie.

La storia, come detto in principio, è però maggiormente semplificata, perché sembra mancare della complessità delle altre produzioni, soprattutto nella definizione dei personaggi. Certo, Luke Cage e la sua storia sono avvolti da una (parziale) cappa di mistero e molto vogliamo sapere, ma il resto sembra tutto fin troppo lineare.

Evidentemente, queste sono sensazioni date dalla visione del pilot e, nel corso della serie, le cose possono anche cambiare radicalmente. Resta comunque uno show gradevole, almeno finora, che scorre abbastanza bene e, sicuramente, un altro fondamentale tassello nella costruzione dell’universo Marvel/Netflix.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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