Kodachrome è una delle nuove proposte cinematografiche targate Netflix di questa settimana, per la regia di Mark Raso con Ed Harris, Jason Sudeikis ed Elizabeth Olsen. Il film è basato su un articolo pubblicato sul New York Times scritto da Arthur Gregg Sulzberger, For Kodachrome Fans, Road Ends at Photo Lab in Kansas, racconto di un pellegrinaggio di fotografi affezionati all’uso della pellicola Kodachrome verso l’ultimo stabilimento che ancora la sviluppava. A metà fra un road movie e un racconto malinconico e familiare, Kodachrome è un prodotto che non presenta grandi novità ma che si configura come un film piacevole, toccante e ben sostenuto dal cast.
Kodachrome: la trama

Kodachrome: le nostre impressioni

Questo scontro tra modernità e tradizione, tra passato e presente, simbolicamente rappresentato dalla fotografia stampata, tendenza sempre più dimenticata in questi giorni, è parallelo a quello tra un padre ed un figlio, Ben e Matt che, uomini della loro epoca, si scontrano contro i ricordi di un passato doloroso e, a loro volta, contro ciò che la società di oggi si aspetta da loro. Uomini in lotta, così come lo è Zoe, più che altro con se stessa, per la sua incapacità di perdonarsi, di essere indulgente con la sua persona, e anch’essa contro quella società che pretende la perfezione ma contro cui si oppone usando come armatura abiti larghi e trasandati.

Girato con pellicola Kodak da 35 mm, come viene orgogliosamente dichiarato nei titoli di coda, Kodachrome è un film che gioca molto sul simbolo più che sulla fotografia nel suo complesso: in questo senso, la macchina fotografica in quanto oggetto materiale, viene vista, ripresa, mostrata da tutte le angolazioni possibili, in quanto incarnazione della figura paterna, del passato, e della caducità del tempo, che Ben ha sempre voluto sfidare lasciando dietro di sé una traccia del tempo, che non potrà essere cancellata. Questa cura del dettaglio viene sottolineata anche grazie a un buon citazionismo musicale fatto nella colonna sonora e nei dialoghi (basti pensare alla menzione fatta dei Nirvana, dei The Smiths, i Radiohead), tra cui spicca la bellissima Just Breathe di Eddie Vedder.
In questo alone di malinconia, che mai sfocia nel ridicolo o nel patetico, Kodachrome è un film ben svolto e interessante, senza eccedere in niente. Alcuni elementi sono però fallaci: per esempio, sarebbe stato interessante sapere qualcosa di più circa la madre di Matt, morta quando lui aveva 13 anni (elemento che, al contempo, può far supporre che il dolore del figlio sia troppo grande per essere esternato), o vedere un processo di accettazione e smussamento del burbero Ben di certo più graduale.
Kodachrome
Valutazione globale - 8
8
Toccante e profondo nella sua semplicità
Kodachrome: un giudizio in sintesi

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