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Iron Fist: la recensione del pilot della serie Marvel/Netflix

Alla fine è arrivato anche Iron Fist, il quarto e ultimo dei componenti del futuro team dei Defenders, ed è arrivato sull’onda di un mare di polemiche e critiche. Le polemiche sono state relative ad un presunto “whitewashing” abbastanza bizzarro, visto che il personaggio originale di Danny Rand è stato sempre bianco, quindi non si capisce la ratio della polemica, mentre le critiche sono arrivate abbastanza corpose da parte dei media americani che, avendo visto i primi sei episodi, hanno espresso parere negativo sullo show.

iron fist La mia recensione, in questo caso, si ferma alla singola introduzione, quindi non posso sbilanciarmi ancora su quanto avverrà dopo e su come verrà sviluppato (avremo tempo per quello nella recensione globale), quindi non posso dire ancora se i media americani avessero ragione o meno; quello che posso dire io, in questa recensione, è che l’introduzione di questo personaggio e dello show, rimanendo in linea con il classico stile di quanto visto nelle produzioni Marvel/Netflix finora, non è stata negativa, anzi.

Certo, si può parlare anche, ad un certo livello, di effetto ripetitività, visto che siamo alla quarta introduzione di un personaggio/show in questo universo, e bisogna ammettere che la quarta serie consecutiva che costruisce una mitologia comune può essere stancante, specie in un periodo in cui assistiamo a quella meraviglia di Legion, sempre ambientata nel mondo Marvel, ma questo non può essere l’unico metro di giudizio.

Iron Fist, approccio simile ma diverso

Perché se prima abbiamo detto che il canone Marvel/Netflix viene rispettato, con la presenza di un protagonista dotato di abilità sorprendenti e uno o più villain invece che sono parte integrante della commistione business/criminalità newyorchese, in Iron Fist ci sono anche alcuni caratteri distintivi.

iron fistRispetto a Luke Cage, Daredevil e Jessica Jones, il nuovo protagonista della serie non ha connessioni di partenza, amicizie o un lavoro, viene reinserito nella società occidentale dopo una lunga assenza e non ha nulla se non se stesso. Questo senso di impotenza e spaesamento in Danny Rand è molto più forte che negli altri Defenders e, nonostante abbia in comune con loro un passato misterioso che verrà svelato nel corso della stagione, ha un differente approccio alla situazione.

Danny Rand è un personaggio diverso rispetto agli altri, perché non è lacerato da un profondo tormento interiore, nonostante la perdita, comune a tutti, il protagonista di Iron Fist ha già uno scopo, una missione, sa dove vuole andare e accetta la sfida. Questo, a mio parere, può essere un fattore positivo, perché quello che a volte non è funzionato in altre serie (soprattutto in Luke Cage) è stata la enorme perdita di tempo dovuta alla mancata accettazione di sé, alla ritrosia nel farsi carico di un ruolo, straziante in alcuni momenti, soprattutto per la pazienza degli spettatori.

Iron Fist, quindi, potrebbe avere un’evoluzione più rapida e lineare, senza perdersi in giri troppo complessi e stancanti e puntare direttamente su un approccio più diretto alla storia e all’azione (ok, no, i flashback non ci mancheranno nemmeno qui, questo è scontato.)

Iron Fist e la maggior contaminazione

Un altro punto che diversifica molto Iron Fist dal resto dell’universo Marvel/Netflix è la maggior contaminazione con un altro genere narrativo, ossia quello delle arti marziali e della cultura orientale. Gli altri Defenders, fondamentalmente,  picchiano duro, mentre Rand ha il kung fu e dei poteri (ancora non svelati) tendenzialmente sovrannaturali.

iron fistSo che può non sembrare all’apparenza una grandissima differenza, ma se gli stilemi del genere narrativo venissero portati all’interno del mondo Defenders (c’erano stati vaghi accenni a dire il vero precedentemente),  si potrebbe avere comunque anche un tipo di narrazione diversa. Già la regia e il modus operandi del pilot sembrano differenziare la storia da quanto visto finora. Poi, naturalmente, vedremo come e quanto.

Finn Jones si dimostra, inoltre, un buon interprete, completamente a suo agio nei panni di Danny Rand, tanto da trasmetterne la pacatezza e  la calma anche esteriormente, pur essendo capace di cambiare rapidamente registro recitativo nei momenti nei quali il personaggio lo richiede.

Anche villain (ma sappiamo che ce ne saranno altri non ancora mostrati nel pilot) e personaggi secondari sembrano essere all’altezza, specialmente la Figlia del Drago, che promette molto bene.

La visione del pilot, sostanzialmente, ci soddisfa, niente di nuovo, puro entertainment, ma siamo ben consapevoli che sarà lo sviluppo sui tredici episodi (troppi, dovranno capirlo prima o poi, per una trama squisitamente orizzontale) a determinare il giudizio complessivo, visto che in questa gestione si annidano le maggiori difficoltà, ed è lì che i rischi sono notevoli.

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Iron Fist

valutazione generale

soddisfacente ma con rischi

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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