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Climax: recensione

Climax : la recensione del nuovo film di Gaspar Noé

Premiato alla Quinzaine des réalisateur di Cannes 2018, Climax, il nuovo lavoro del cineasta quasi-sperimentale Gaspar Noé è disponibile nelle nostre sale. In Italia, la visione di Climax è sconsigliata ai minori di 18 anni.

Climax: la sinossi 

Francia, 1995. In vista di una tournée negli Stati Uniti, una compagnia di ballerini si ritira in un improbabile casale isolato per tre giorni di prove intensive. L’ultima sera, dopo le prove, viene organizzata una festa minimalista per rilasciare la tensione. Qualcuno però ha versato una dose massiccia di LSD nella grande ciotola di sangria, all’insaputa di tutti i partecipanti. Alcuni di loro cadranno in una transe delirante, mentre altri sprofonderanno nella demenza, nella follia, nell’orrore. 

Climax: le nostre impressioni 

Climax: recensione

Climax è l’undicesimo lungometraggio del trasgressivo cineasta italo-argentino, ormai naturalizzato francese, Gaspar Noé. Noto per la sua filmografia controversa (Irréversible, 2002 e Love, 2015), Noé afferma di non voler essere un provocatore, ma che la sua visione della vita semplicemente si riflette sul suo lavoro. E forse a Cannes hanno apprezzato questa sincerità, tant’è che gli è valsa l’ambito premio C.I.C.A.E. Award nel 2018. 

Due atti scandiscono l’incedere anarchico di Climax, come ci indica il realizzatore inserendo i titoli di testa esattamente a metà del film. Il primo: la festa, la danza, il godimento — il secondo: l’allucinazione, l’orrore, la morte.

Climax: recensione

La trama di Climax è lineare, ma da questa linearità viene generato il caos, scivolando da un lieve e piacevole stato di ebrezza verso una morbosa e cruenta autodistruzione. Il climax, ovvero quella figura retorica di « gradazione o gradazione ascendente, consistente nel passare gradatamente da un concetto all’altro » assume con Noé un movimento decisamente discendente, descrivendo la parabola di una dolorosa catabasi. 

Gaspard Noé, nel delirio terrificante dei venti ballerini, ci obbliga ad assistere ad un notevole varietà di orrori e di tabù, facendo scivolare la camera in travelling tra raccapriccianti scene di violenza e terrore. «Nascere e morire sono delle esperienze straordinarie. Vivere è un piacere fuggitivo». Questo è il postulato che il regista dichiara allo spettatore prima di entrare, in tempo reale, in questo huit clos allucinogeno, pornografico e nauseabondo.

Climax: recensione

Bisogna però ammettere che Climax è obiettivamente un virtuosismo estetico e visivo. Il film si apre su una serie di video interviste dei ballerini, seguite da una stupefacente coreografia ripresa interamente in piano sequenza. Inevitabile constatare l’altissima qualità delle interpretazioni degli attori, tra le quali spicca quella della talentuosissima Sofia Boutella. Hip-hop, voguing e krump si alternano sulla pista da ballo, in un video clip di un’ora e trentacinque che sa brillantemente sciorinare il meglio della cultura musicale tecno degli anni ’90 — Cerrone, Patrick Hernandez, M/A/R/R/S, Thomas Bangalter, Daft Punk, solo per citarne alcuni. D’altro canto, la regia, in uno stile a metà tra la video-arte e il cinema sperimentale, sa esattamente come valorizzare a pieno gli sguardi, i movimenti e le pulsioni di questi corpi danzanti, abbandonati prima all’edonismo, poi all’orrore.

A questo punto sorge spontanea una domanda. Qual è il senso di questa transe psichedelica? Si potrebbe pensare che l’orrore fine a sé stesso di questo lungo clip orgiastico non sia altro che una provocazione sterile di un cinema che parla a se stesso. Oppure, che Climax non rappresenti altro che un’esperienza immersiva in una percezione estremamente dolorosa dell’esistenza. Difficile credere che voler provocare un tale sdegno nello spettatore possa essere un mero esercizio di stile: la domanda resta quindi aperta. Quel che è certo è che Noé ci conferma una tendenza generale che forse non concerne solo il cinema, ma tutte le arti. E Climax ce lo grida a gran voce: il lirismo è morto, o per lo meno, non è più di moda. 

Climax: recensione

Forse per lo spettatore moderno, ormai anestetizzato dal bombardamento di immagini e d’informazioni della quotidianità, la catarsi non è più sufficiente. Climax potrebbe indicare la nuova direzione verso la quale la settima arte si sta muovendo al fine di sortire dall’inappetenza un pubblico contemporaneo apatico e sovrastimolato. Si scava più in profondità, fino allo sdegno, fino al parossismo, fino all’esasperazione delle pulsioni. Nel regno della bulimia emozionale, il cinema tenta ormai in tutti i modi di arrivare alle pance di un pubblico troppo sazio.  

Climax

valutazione globale - 6.5

6.5

Tra danza e tecno, un virtuosismo estetico volutamente nauseabondo

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Climax: un giudizio in sintesi 

Attraverso un virtuosismo estetico e visivo, Gaspard Noé mette in scena il passaggio dall’edonismo alla follia di 20 ballerini che una notte assumono inconsapevolmente una sostanza psicoattiva. Climax descrive un’esperienza dolorosa, anarchica e allucinogena che coinvolge, forse suo malgrado, lo spettatore.  

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