Il 30 novembre sono approdati su Netflix i 6 episodi che compongono una delle pochissime serie italiane nella libreria del colosso americano, ovvero Baby. Se alla regia troviamo i già esperti Andrea De Sica e Anna Negri, gli sceneggiatori sono i giovani del collettivo GRAMS*, primo esperimento di writers’ room tutto all’italiana, composto da giovanissimi scrittori tra i 20 e i 25 anni. Un’eccessiva dose di leggerezza nel trattare un tema così delicato come la prostituzione minorile, una sceneggiatura che non convince sebbene la struttura di base interessante rendono Baby un prodotto che non rimane impresso, se non per ciò che non funziona.
Baby: la trama

Baby: le nostre impressioni

La trama vera e propria di Baby appare soffocata dall’eccessiva rilevanza data a temi che sono comuni a ogni realtà adolescenziale, fatta di bullismo, invidia, violenza, eccesso, evasione. Dopo una lunghissima tranche di episodi, 3 su 6, forse troppo tardi, emerge la vera trama di Baby, che si fa minacciosa a tratti, in cui le due spensierate e tormentate protagoniste vengono attratte proprio al centro della tela del ragno: ormai entrate nel mondo della prostituzione senza nemmeno essersene rese conto, Ludovica e Chiara faranno ciò che possano per scappare, ma è davvero possibile redimersi e tornare ad una vita così noiosa ma rassicurante come quella da cui provengono?
Quando nel 2015 scoppiò il caso delle baby squillo parioline, venuto alla luce proprio grazie a due ragazze appartenenti a quel mondo, quello sembrava essere un caso isolato o comunque circoscritto si rivelò essere un fenomeno incredibilmente ben più ampio. In Baby tuttavia, sembra che il caso si limiti a coinvolgere solo pochissimi, senza denunciarlo davvero, senza rappresentare la vera natura dell’uomo, poiché il confine tra il bene e il male è decisamente vago nella realtà, al contrario di come viene rappresentato nello show, dove l’antagonista Saverio è rappresentato come l’ambigua caricatura di un cattivo da fumetto.

Il colpo finale viene dato da una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti, eccessivamente infantile, stereotipata e che non colpisce, nonostante la contestualizzazione convincente del mondo pariolino e della scuola, accompagnato da una colonna sonora al passo coi tempi e una fotografia di impatto, dai colori decisi ma allo stesso tempo freddi.
Baby
Valutazione globale - 4.5
4.5
Eccessivamente leggero
Baby: un giudizio in sintesi

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