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Andrew Garfield

Andrew Garfield commenta la sua interpretazione in Ogni tuo respiro

Andrew Garfield riceve a sua prima nomination agli Oscar l’anno scorso per La battaglia d Hacksaw Ridge. L’attore britannico è nuovamente in lizza per una possibile nomination grazie alla sua interpretazione nel biopic Ogni tuo respiro, il film di Andy Serkins presentato al London Film Festival, nel quale indossa i panni di Robin Cavendish, un uomo paralizzato dalla poliomielite a soli 28 anni. In un’intervista a Variety Andrew Garfield racconta com’è stato entrare in contatto con il mondo della malattia.

Vedi anche il trailer di Ogni tuo respiro 

L’intervista a Andrew Garfield

Il tuo personaggio in Ogni tuo respiro è in sedia a rotelle, paralizzato dal collo in giù. Che conseguenze ha avuto su di te questa privazione?

È difficile dirlo, sono stato menomato per sole sette settimane. Ho cercato di sondare il più possibile le profondità di questo stato. Ma la mia esperienza, confrontata a quella di Robin è così piccola. Lui doveva avere delle cure costanti. Abbiamo cercato di ricreare al meglio questa situazione nel film, e io, con la mia interpretazione, ho tentato di riportarle il più fedelmente possibile.

Com’è stato avere come produttore proprio il figlio di Robin Cavendish?

Andrew GarfieldÈ stato meraviglioso. La storia è il suo cuore ed inoltre è stato una fonte costante d’informazioni. Mi sedevo con lui, ogni giorno, e mi sedevo con Diana, la moglie di Robin. Ho avuto un’enorme quantità d’informazioni da persone che amano veramente quest’individuo che ha cambiato veramente la vita di chiunque l’abbia incontrato. È diventato il simbolo di ciò che è possibile fare in certe difficili circostanze.

Si diceva che sul set di Silence tu fossi l’esperto della dottrina gesuita. Sei anche esperto di poliomielite?

Amo fare ricerca nel mio lavoro. Amo avere l’opportunità di scoprire e conoscere l’argomento; ecco perché amo recitare. Devi diventare un conoscitore di tutto. Non sono per niente un esperto, in nulla in realtà, e specialmente non di gesuiti e non di polio, ma apprezzo l’opportunità di capire cosa comportano determinate condizioni. Uno dei momenti più interessanti del mio lavoro è stato incontrare persone che hanno vissuto una condizione simile a quella di Robin, facendomi capire cosa significasse in termini di vita dove trovavano la forza e la speranza di riconciliare la propria situazione con la realtà.

Hai interpretato più volte personaggi reali. È stato voluto?

No. Penso che ogni ruolo debba essere interpretato come se la persona fosse reale, altrimenti l’attore non starebbe facendo il proprio mestiere. Con un personaggio ispirato alla realtà, c’è molto materiale esterno con il quale poter entrare in contatto nel processo di creazione del personaggio e delle circostanze, ma ogni ruolo ha di fatto la stessa importanza.

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Fonte: Variety

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