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Aftermath: recensione del pilot della serie postapocalittica

Aftermath sostanzialmente si può ridurre ad un paio di parole, o una parola e un articolo, se volete: una vaccata.

La nuova serie di SyFy che dovrebbe essere una postapocalittica risposta a The Walking Dead (siete arrivati tardi, cari) sostanzialmente si riduce ad una serie di situazioni già viste, ormai foriere solo di parolacce rivolte allo schermo, incomprensibili scelte narrative, trash e faciloneria a un tanto al chilo.

Aftermath, di cosa parla?

Essendo la presentazione di un pilot diamo un po’ di info descrittive, senza spoilerare nulla, su cosa ci ha proposto SyFy con questo Aftermath. Entriamo in scena praticamente in media res quando la situazione a livello planetario sta degenerando con inondazioni, terremoti, esplosioni vulcaniche, brillamenti solari e strani casi di pazzia e omicidio che ci vengono raccontati a raffica attraverso trasmissioni radio. aftermathNon manca qualche sermone biblico o giù di lì.

Fuggi fuggi del protagonista verso casa, una bella e isolata casetta nel bosco, per raggiungere la sua famiglia e iniziano a succederne di tutti i colori, tra fenomeni naturali, assalti, creature paranormali, fughe, rapimenti, bikers e meteoriti che solcano i cieli.

Per colpa di tutto questo, inizierà, probabilmente (ma io non ci sarò a sincerarmene) una peregrinazione dei nostri prediletti protagonisti in un mondo in rovina, alla ricerca di un’oasi di pace tra mille perigli.

Aftermath, cosa non funziona?

Anche qui, il dono della sintesi ci viene in soccorso. La risposta è in una sola parola: tutto. Perché veramente non c’è nulla di azzeccato in questo pilot.

Iniziamo dalla sovrabbondanza di temi, catastrofi e situazioni: è veramente necessario mettere in una storia disastri naturali sul pianeta, brillamenti solari, wannabe zombie (che però devi fare un po’ diversi, sennò è plagio), fenomeni paranormali derivanti da leggende indiane (o cose simili) per giustificare il tutto? aftermathNo, decisamente no, sembra solo una corsa ad aggiungere per dire “ehi, io ho anche questo, guarda che bello” o “mai na gioia per sta povera gente” che ai fini narrativi non serve a nulla. SI poteva scegliere qualcosa e limitarsi a quello.

Un altra pecca è l’ormai abusato sviluppo narrativo di chi non crede alla gravità della situazione, mentre qualcun’altro invece sì, al dubitare di quello che si vede, fino ai limiti del ridicolo, al non sapere affrontare i problemi, ma dovercisi sbattere contro lo stesso. Lo abbiamo visto in tutte le narrazioni post-apocalittiche, sarebbe il caso, ormai, di farci prendere una pausa e provare qualcosa di diverso.

Il culmine del ridicolo che menzionavo può essere tranquillamente esemplificato da una scena simbolica: la madre della famiglia (Anne Hece) dopo aver assistito a spiriti che escono da corpi a cui hai sparato 12 volte e gente che si mette a volare, ad un tentativo del marito di menzionare cose spiritiche lo rimprovera come se fosse deficiente a non stare coi piedi per terra. Non si può vedere.

aftermathE visto che c’ero ho menzionato pure il trash, con gli spiriti e gente che spicca il volo, inutili scene gore, buttate lì per fare “quelli che osano”, meteoriti che arrivano sulla terra scambiati per stelle cadenti. Visto che ci siamo coi meteoriti, mettiamo dentro pure un meteorite che da solo potrebbe distruggere un continente che invece fa si e no danni a metà di una cittadina (con gente che si salva dall’irraggiamento termico mettendosi sotto il pianale di un bus! Si sa, le fiammate di fuoco passano solo affianco ai mezzi, mica sotto, che brutta scortesia!).

Nemmeno la recitazione funziona. Se per gli attori più giovani ci può stare, Anne Hece e James Tupper sono costantemente sopra le righe e a volte paiono proprio senza convinzione.

Insomma, se volete perdere tempo con una serie trash e ridere un po’, potrebbe anche fare per voi. In qualsiasi altro caso, lasciate perdere.

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Aftermath - Pilot

Sceneggiatura
Regia e fotografia
Recitazione

Una porcheria

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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