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Annabelle

Bambole assassine: i cinque film che ci hanno terrorizzato prima di Annabelle

In occasione dell’uscita nelle sale americane di Annabelle 2: Creation, ovvero il prequel di Annabelle (2014), ecco una carrellata di bambole assassine che hanno terrorizzato più generazioni di spettatori.

Le ragioni del successo delle bambole assassine

Annabelle

In primis, ben prima di Annabelle, la storia de La bambola assassina (1988) racconta di come un serial killer (Brad Dourif) in punto di morte s’impossessa di una bambola attraverso la magia nera. L’intuizione, che portò il film allo straordinario incasso di 44.196.684 dollari, nasce da una domanda che tutti i bambini si sono sicuramente posti: cosa fanno i giocattoli quando non ci sono? Toy Story (1995) crea un intero universo a partire da questo interrogativo; un universo che rispecchia la visione eroica della moderna comunità americana, riconducibile ai western di John Ford.

Ben diversamente e con altri toni, questi cinque film sui giocattoli hanno invece considerato le bambole come vettori delle espressioni più morbose di sentimenti negativi come l’angoscia, la rabbia e l’ambizione. Le missioni di questi pupazzi demoniaci sono sistematicamente nefaste: le bambole riescono ad evocare nei loro padroni una nostalgia malata o un’avidità eccessiva. Sono bramose del sangue dei propri creatori e, a volte, si accontentano di vederli con il cuore spezzato.

Il successo delle bambole nelle vicende più cupe e sanguinose del grande schermo è dovuto inoltre alla portata simbolica di questi oggetti: i giocattoli antropomorfi rappresentano tradizionalmente il passato, un’epoca remota che viene rianimata per vendicarsi, attraverso questi pupazzi apparentemente innocui, dell’indifferenza del mondo moderno, in nome di loro stessi e spesso in nome dei loro creatori.

Dolls (1987)

AnnabelleIn soli 77 minuti Stuart Gordon riesce a fare ciò che la maggior parte dei registi horror non riesce  fare nel corso di un’intera carriera. La trama è semplice: una forte tempesta porta un gruppo di sconosciuti a ripararsi nella casa di una coppia di due bizzarri artigiani produttori di giocattoli che nascondono una collezione di creazioni omicide.  Il ritmo narrativo è incalzante e Gordon riesce a fare in modo che il film non sia un semplice succedersi di omicidi, per quanto questi siano spettacolari. Il regista ha senza dubbio il talento di far scaturire una crescente tensione drammatica, senza bisogno di troppe parole. Lavorando con Lee Percy, che ha curato il montaggio di Maria Full of Grace (2004), The Ici Harvest (2005) e di Snowden (2016), Gordon riesce a creare un’efficace curva di tensione che nasce sia dal potere della suggestione che dal realismo dal sangue.

Dead of Night (1977)

Questo classismo è composto da tre episodi, uno dei quali è dedicato al racconto di Maxwell Frere, il ventriloquo che combatte una sorta di guerra psicologica con il suo manichino.  La storia di Frere e del suo pupazzo fa da protagonista nell’economia generale del film, grazie ad una squisita tensione e alla particolarità del tema. Il manichino potrebbe rappresentare la dipendenza, il desiderio malformato e persino le ossessioni represse, ma nella splendida performance di Michael Redgrave, vediamo svolgersi un combattimento tra l’umano e il fantoccio, riassumibile nella ricerca dell’autocontrollo. La Twilight Zone ha tentato di riproporre il disagio di questa storia almeno due volte – e probabilmente di più – senza mai raggiungere i livelli di Dead of Night. Anche il resto del film infatti è piuttosto impressionante.

Magia (1978)

Dopo aver realizzato tre drammi storici sulla guerra, Richard Attenborough aveva bisogni di cambiare genere. Sceglie quindi di adattare il libro di William Goldman per la sua quarta produzione come regista. Goldman scrive così lo scenario che racconta di un giovane e talentoso ventriloquo e dello scontro psicologico con il suo fantoccio mentre cerca di riconquistare l’amore della sua vita. Attenborough sceglie il giovane Anthony Hopkins come protagonista. Attenborough svela la storia con chiarezza, efficienza e stile, cedendo la camera a Hopkins nel panni di Corky, il ventriloquo e la voce di Fats, il pupazzo. Il ritratto psicologico è spaventoso nonostante l’assurdità della storia, coadiuvata dalle angoscianti fattezze di Fats. In sostanza, estendendo il miglior segmento di Dead of Night ad un lungometraggio, Attenborough ha realizzato un thriller psicologico ipnotico e spaventoso, oltre ad aver fornito una sensazionale visibilità all’attore che avrebbe presto interpretato Hannibal Lecter.

Chi c’è in fondo a quella scala… (1988)

AnnabelleBisogna veramente vederlo per crederci. Il giovane Leon (David Hewlett), figlio di un ricco medico, crea un legame morboso con il manichino anatomico del padre in seguito alla morte dei genitori. Passano gli anni e Ursula, la sorella, cresce normalmente, mentre Leon manifesta un attaccamento ossessivo al manichino Pin, che ha conservato in soffitta e con cui dialoga abitualmente. La situazione degenera nel momento in cui Ursula comincia ad uscire con un ragazzo, ritenuto da Leon e  da Pin, la possibile causa della disgregazione del loro nucleo familiare. Leon comincia così ad infliggere a Pin le sue fantasie sessuali, sempre con più violenza. Proprio come in Magia, parte del gioco sta nel chiedersi quale sia il il peso della fantasia del personaggio nella narrazione. Il regista Sandior Stern, che sta dietro alla sceneggiatura di Amityville Horror (2005), sa trasformare le premesse lievemente demenziali della trama in un forte melodramma psico-sessuale. Il film non brilla di certo né per la recitazione, né per la sceneggiatura, ma Stern è in grado di dare all’intera produzione una qualità eruttiva.

La bambola assassina 2 (1990)

Tra i film che mettono in scena un giocattolo omicida probabilmente La bambola assassina è uno dei più noiosi. Includiamo nella categoria Puppet Master III: Toulon’s Revenge (1991). Ma con il secondo film, La bambola assassina 2, il regista John Lafia impiega un tono un po’ più cartoonish nel far continuare la guerra tra Chucky (Brad Dourif) e Andy (Alex Vincent). Pur prendendo delle sfumature più cupe rispetto al al primo film (Andy si trova infatti in un orfanotrofio perché la madre è stata internata in un manicomio), il sequel ha perlomeno la cortesia di ricordarci che si tratta essenzialmente della vendetta di un Ciccio Bello con un pessimo carattere.

Annabelle 2: Creation è attualmente nei cinema italiani.

Fonte: Collider

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