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Twin Peaks

Twin Peaks: un sogno ad occhi aperti. La recensione di The Return

David Lynch ci aveva avvisati fin da subito. Niente sarà come prima. Noi avevamo un’unica cosa da fare: fidarci di lui. Chi lo ha fatto è stato ripagato da 18 ore di caos teorizzato dalla mente geniale del regista e creatore di Twin Peaks. Un viaggio, o per meglio dire un ritorno in quel luogo idealizzato 25 anni fa dove tutto è cominciato. Che Lynch ci avrebbe sorpreso, forse, era prevedibile. Il mondo, nel frattempo, è cambiato totalmente e tra le prime due stagioni di questa serie e The Return per Lynch ci sono stati in mezzo Strade perdute, Una storia vera, Inland Empire e, soprattutto, Mulholland Drive. Chi si aspettava di trovarsi davanti ad una serie che riprendesse gli stilemi narrativi di un tempo si sbagliava di brutto e probabilmente non ha apprezzato la rivoluzione messa in atto dal regista di Velluto blu, tanto da lasciare The Return dopo pochi episodi.

Twin PeaksDavid Lynch ritorna alla serialità televisiva infischiandosene totalmente delle regole non scritte seguite da chi ‘costruisce’ prodotti per il piccolo schermo. Già la lunghezza, 18 episodi, stride con i tempi che corrono. Un tempo, forse, sarebbero stati anche pochi, ma adesso chi si avventura sopra i 13 episodi (almeno che tu non sia un Grey’s Anatomy sempre più soappizzato) rischia grosso. Non solo. Lynch sorprende tutti quando nell’ottava parte ti sbatte in faccia un qualcosa mai visto prima in tv, che spazza via qualsiasi ora di serialità televisiva andata in scena negli ultimi 30 anni. Un delirio partorito dalla sua mente a cui non possiamo che assistere attoniti e increduli per la straordinaria bellezza. Un fungo atomico provocato da un test nucleare nel 1945 in New Mexico. Un scena simbolo che sta lì ad indicare come per Lynch il mondo sia andato in sfracello e nel caos più totale per colpa dell’uomo, il creatore di BOB che vomita letteralmente sulla Terra. Per contrastare il male, nella Loggia Bianca, avviene il battesimo di una ragazza innocente che nascerà dopo qualche anno: Laura Palmer. Il suo destino è quello di combattere il Male che ha le fattezze di Bob. Ed ecco che ritorna la leggendaria lotta tra il Bene e il Male, versione Lynch. In fondo la mitologia di Twin Peaks sta tutta racchiusa in questi 58 minuti. Un’ottava parte che verrà ricordata ancora per anni a venire, che entrerà nei manuali di chi studia televisione e da quale non si potrà tornare indietro.

Inutile stare a parlare dei personaggi, di trame e sottotrame. Inutile parlare di quante incongruenze si possa aver trovato (a dir la verità, io nessuna). Inutile star lì a dire “eh, ma Cooper ci ha messo troppo per tornare in sé”. The Return va visto per quel che è, ovvero un’opera omnia che racchiude tutto il cinema di David Lynch da Eraserhead – La mente che cancella a Inland Empire. E’ un viaggio all’interno della sua psiche creativa e del suo inconscio dove si nidificano tutti i suoi incubi; quell’inconscio che porta a galla quello stato di sofferenza che affligge l’animo umano. E’ un qualcosa che trascende (tanto per usare una parola molto cara a Lynch) qualsiasi prodotto pensato e realizzato per il cinema o per la televisione, sia per inventiva e coraggio, sia per la cura in ogni mimo particolare della parte tecnica (Lynch è accreditato anche come sound design).

Twin PeaksTutti saranno concordi nell’affermare che il vero finale di The Return è la parte 17, sebbene questa sia del tutto speculare all’ultima. La scena finale è l’urlo straziante di quella che in un altro tempo (?), in un altro luogo (?), in un’altra dimensione (?) fu Laura Palmer. E’ il medesimo urlo di Lynch nei confronti del caos (si ritorna lì, tutto è ciclico in Twin Peaks) che sovrasta il mondo in cui viviamo. Sarà un finale, tra teorie e supposizioni, che porteremo con noi per altri 25 anni, lo stesso tempo che è trascorso tra le due rivoluzioni a cui è andata incontro la serialità televisiva. C’è stato un pre e un post Twin Peaks, ci sarà un pre e un post The Return. Lynch ci ha fatto sognare ancora una volta ad occhi aperti. Allora urliamo anche noi, urliamo al genio di questo Artista. Urliamo: capolavoro!

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Twin Peaks - The Return

Valutazione globale - 10

10

Capolavoro

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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