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The Mist: recensione dei primi episodi della serie tratta da Stephen King

Con The Mist torna in tv un classico di Stephen King ed un racconto sempre buono per i mesi estivi, fatto di misteri, thriller e un po’ di spruzzata di sovrannaturale. Da questo romanzo di King, già ne era stato tratto un film nel 2007 da Frank Darabont.

L’esordio di questo show, nei suoi primi tre episodi, presenta spunti positivi ma anche tanto già visto e facilonerie sparse in abbondanza, tanto da sembrare forse più un passatempo per uno spettatore giovane (e quindi con meno background cinematografico o televisivo) piuttosto che per uno spettatore scafato.

The Mist, le cose che funzionano

The Mist è la classica storia di Stephen King, nella quale, in un paesino americano uguale a mille altri, avviene un fatto misterioso e inspiegabile che porta le persone ad essere isolate dal resto del mondo e anche isolate tra loro stesse, confinate ognuna in rifugi improvvisati. La ragione di questo isolamento rimane il mistero di fondo, con alcuni elementi di tensione che si possono riassumere nelle morti misteriose di chiunque si avvii per strada, mentre il centro del racconto è nella stessa dinamica tra “sopravvissuti” e come questi si organizzino nei loro “rifugi sicuri”.

Le dinamiche tra le persone, in una situazione di crisi, sono il vero motore del racconto di King, che vuole farci vedere come l’uomo, allontanato dal normale vivere sociale, si trasformi in lupo nei confronti del suo simile.

La gestione di queste dinamiche è fatta discretamente, così come il passare fluido da un luogo all’altro e il ritmo della narrazione è quasi sempre sufficientemente valido. Il mistero “esterno” che genera tutto questo scompiglio viene sviluppato abbastanza bene, con i continui indizi e allusioni sparsi nella storia, con la presenza dei militari in incognito e con le scene in cui la tensione, anche se non si respira fortissima, è quantomeno valida.

The Mist però si ferma qui

the mistEd effettivamente c’è poco in più, a parte quanto detto, in The Mist. La serie, come dicevamo in apertura, sa di già visto, e non solo perché è una seconda trasposizione, ma perché il tema, ormai, in questi anni è stato abusato e questo racconto non aggiunge nulla di nuovo.

Questo soprattutto se ci mettiamo il poco lavoro fatto su trama e personaggi; alcuni racconti di King sono estremamente corali, con una miriade di personaggi che vanno a formare il mosaico della storia e, pur tenendo conto che in letteratura hai più spazio e forma per approfondire un personaggio, molte volte alcuni protagonisti e comprimari, già nei libri sono tagliati con l’accetta.

In questa serie lo sono praticamente tutti: spesso e volentieri i personaggi incarnano stereotipi che si muovono a caso, prendono decisioni e assumono comportamenti del tutto illogici ma solo fini a far proseguire la storia nella direzione che gli autori vogliono. Il cast mediocre, capitanato dalla bella Alyssa Sutherland (Vikings) non aiuta moltissimo.

the mistDa questo punto di vista c’è troppa sciatteria e nella visione, a volte, sale il nervoso per le sciocchezze o banalità a cui dobbiamo assistere. Nelle poche volte in cui invece si vuole approfondire un carattere si finisce per appesantire la trama con scene noiose e vuote, tanto da fermare e rallentare il discreto ritmo narrativo di cui parlavamo sopra.

A tutto questo dobbiamo aggiungerci delle spruzzate di misticismo pseudo religioso (ma qui la colpa è di King, questa è una delle sue peggiori caratteristiche narrative) e dello splatter mal fatto e totalmente gratuito.

In conclusione, pur con mille difetti, è un racconto guardabile, vista anche la breve durata, in questo periodo estivo, a patto di non aspettarsi molto in cambio.

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The Mist - primi episodi

Valutazione globale

Già visto e spesso sciatto

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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