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The Last Tycoon: recensione della serie che racconta la magia del cinema

The Last Tycoon, serie Amazon che ha avuto forse meno battage di quello che meritava, è andata in onda quest’estate un po’ in sordina, con la sola eccezione degli affezionati di Matt Bomer, ma è stata un ottimo capitolo di scrittura e confezionamento, soprattutto per chi rimane affascinato dal cinema degli albori, dalla sua magia, dai momenti di vette epiche e di profonde meschinità, sapendoci unire, con qualche piccolo svarione, anche temi storici di una certa rilevanza come l’ascesa dei nazi-fascismi in Europa e la grande Depressione americana.

Una confezione mirabile per The Last Tycoon

Uno dei pregi maggiori di questo show è proprio la capacità di trasmettere pienamente il senso di fascino che trasudava negli albori del cinema, quel senso pionieristico e quasi amatoriale di un mondo nel quale stava iniziando a tramontare il romanticismo e stava iniziando ad entrare prepotentemente la finanza, la nascita dello show business, col tramonto dello show e l’ascesa del business.

the last tycoonIl personaggio interpretato da Bomer, in questa rivisitazione dell’ultimo romanzo rimasto incompiuto di Francis Scott Fitzgerald, è proprio l’incarnazione di questo cuore del cinema originario, un cuore che anche fuori metafora è sempre più debole e schiacciato da interessi che sono sempre meno legati all’arte. L’interpretazione di Bomer, di questo ultimo Tycoon, è intensa, tanto quanto quella del suo socio, Pat Brady, interpretato da un bravissimo Kelsey Grammer (Frasier, Boss, Panters), attore troppo spesso sottovalutato, ma capace di costruire personaggi solidi e mai eccessivi. L’intero comparto attoriale è stato all’altezza, anche grazie ad una regia sempre attenta e mai troppo invasiva, che ha puntato anche a ricreare, con alcune luci specialmente, l’effetto vintage anche nei momenti fuori set.

La ricostruzione di abiti, set, così come la narrazione del glamour e del divismo di quegli anni sono la cifra stilistica in più di The Last Tycoon, e si respirano l’aria della romance degli anni 30, mischiata ad un più futuristico hard boiled, che però ricorda la Los Angeles descritta da James Ellroy. La parte visiva è sicuramente eccellente, ma non sfigura anche la parte narrativa che scorre semplice e priva di complicazioni, ma pur sempre gradevole, per 3 quarti di stagione, fino ad aggiungere qualche ben azzeccato twist narrativo, specialmente nell’ultimo episodio.

La voglia di narrare Storia di The Last Tycoon

the last tycoonThe Last Tycoon cerca anche di raccontare la Storia, quella con la S maiuscola, oltre alla storia vera e propria dello show, rendendola più evidente e ficcante in alcuni episodi molto più che in altri. Il tentativo è lodevole e fatto con il giusto livello di emozione: i riferimenti al nazifascismo e alla Depressione economica, per quanto giocati in modo abbastanza facile, sanno trasmettere delle emozioni e si fanno perdonare qualche imprecisione storica di troppo.

Le leggerezze sono legate ad alcune situazioni come il fatto che nel 1937 ormai il New Deal avesse già fatto risalire notevolmente l’economia americana e che in quegli anni non ci fosse ancora troppa consapevolezza di cosa fosse veramente il nazismo, tanto che ogni tanto alcune discussioni, pur mantenendo un giusto livello emozionale, sembrano un po’ buttate dentro a forza.

the last tycoonMa se quella è la grande Storia, invece non delude affatto la narrazione della Storia del Cinema e chiunque ami la settima arte non può che rimanere affascinato nel veder alcuni personaggi come Fritz Lang e Louis B. Mayer muoversi sulla scena.

Qualche curiosità storica: nel 1937, anno della finzionale vittoria del film Angels on Avenue, l’Oscar per miglior film andò a The Great Zigfeld (Il Paradiso delle fanciulle) di Robert Leonard con WIlliam Powell e Mirna Loy, mentre quello per la miglior regia andò a Frank Capra (mattatore agli Oscar in quegli anni) con è arrivata la felicità. Il film più premiato fu quell’Avorio Nero che viene citato nel penultimo episodio della stagione.

La cerimonia si teneva davvero in una sala di hotel (il Baltimore, come si vede nello show), ma i vincitori erano annunciati già prima della cerimonia di premiazione (nello show vediamo il contrario ma per motivi di tensione narrativa, evidentemente). La cerimonia di premiazione si spostò in un teatro, il Chinese Theatre, solo nel 1944, anno della vittoria di Casablanca, mentre i nomi rivelati durante la cerimonia si ebbero per la prima volta nel 1941, anno della vittoria di Rebecca la prima moglie di Alfred Hitckock, per motivi di sicurezza legati alla guerra in corso.

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The Last Tycoon

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Nostalgico

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino… you know what I mean… ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell’HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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