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Stranger Things 2: la recensione doppia, perché SI e perché NI

Il ritorno Stranger Things 2 è stato senza ombra di dubbio uno dei più attesi di sempre. La piattaforma Netflix ha rilasciato i 9 episodi che compongono il secondo capitolo della serie TV venerdì, per la gioia di noi spettatori che, bersagliati per mesi e mesi da una campagna pubblicitaria costante e consistente, non vedevamo l’ora di vedere il prodotto finito.

Stranger Things 2: la sinossi

Gli eventi di questa seconda stagione hanno luogo circa un anno dopo quelli della prima, più precisamente in una delle settimane più pittoresche della tradizione americana, quella di Halloween. La vita dei nostri protagonisti scorre più o meno normalmente, anche se per alcuni di loro non è facile: Mike non riesce a darsi pace per la scomparsa di Eleven, Nancy è tormentata dal senso di colpa per la morte di Barb, di cui non può parlare con nessuno. Stranger ThingsAncora più difficile è la vita quotidiana di Will Byers: il bambino, che nella prima stagione di Stranger Things era rimasto per dei giorni bloccato nell’oscuro Sottosopra, è rimasto contagiato da una sorta di virus che lo porta ad avere ‘visioni del presente’ provenienti dalla dimensione parallela. All’interno del nostro gruppo di ragazzini delle medie del cuore però sembra essere scomparsa l’armonia che li caratterizzava nella prima stagione. L’arrivo in città di una nuova ragazza, Maxine detta ‘Max’, sconvolge gli equilibri del gruppo, colpito dalle prime pene d’amore. In tutto questo, l’unica Byers che sembra aver trovato il suo happy ending è Joyce, che ha intrecciato una relazione con l’esperto di informatica Bob. Mentre Jim Hopper sembra alle prese con un importante segreto da nascondere, una minaccia gigantesca incombe su Hawkins, mettendo in discussione la serietà di ogni altro problema che affligge i nostri protagonisti.

Stranger Things 2: perché SI

Recensione a cura di Ilaria Coppini

Alla luce della prima stagione di Stranger Things, sembrava difficile poter creare un prodotto all’altezza delle aspettative. Ma invece i fratelli Duffer ci sono riusciti, eccome se ci sono riusciti. La storia si sviluppa chiaramente senza che venga tralasciato qualcosa, senza mai annoiare o far pensare ‘oddio spero che finisca presto’. Stranger ThingsNovità rispetto alla stagione precedente è il nono episodio, uno in più alla stagione precedente, e lo sviluppo di sottotrame e archi narrativi differenti, come per esempio quello di Eleven, a cui viene dedicato un episodio intero. Giocare con questi filoni narrativi è stato possibile grazie ad un cast che non ha deluso: in particolare in questa stagione spiccano i nomi di Millie Bobby Brown, la giovanissima interprete di Eleven, e Noah Schapp, l’attore che veste i panni di Will Byers. I due giovani attori hanno saputo reggere il confronto con colleghi con molta più esperienza di loro in svariate scene, ovvero Winona Ryder (Joyce Byers) e David Harbour (Jim Hopper). Quest’ultimo, rispetto alla stagione precedente di Stranger Things, ha usufruito di maggiore spazio, mettendo in scena lati della sua personalità che prima erano rimasti in penombra.

L’efficacia dell’effetto nostalgia anni Ottanta

Stranger ThingsSia che tu sia nato e cresciuto negli anni Ottanta, sia che tu ne sia affascinato, sia che ti facciano ribrezzo, gli anni Ottanta giocano un ruolo fondamentale nella serie, colpendoti in faccia come uno schiaffo con i suoi colori, le sue macchine eccessivamente lunghe, le spalline imbottite e la musica dance. Nonostante a tratti possa sembrare un poco forzata, l’ambientazione anni Ottanta sembra funzionare bene, poiché ben costruita: per gli appassionati sarà stato di certo piacevole vedere i nostri ragazzi giocare a grandi classici dei videogames o vestiti da uno dei film emblema di quegli anni, Ghostbusters. 

Il mostro-leviatano del Sottosopra: un’ombra incombente su Hawkins

Grande cattivo di questa stagione di Stranger Things è una creatura gigantesca dalle lunghe e diramate zampe, che incombe come una minaccia interdimensionale sulla cittadina di Hawkins. Il nemico sembra più pericoloso che mai, ora che ha trovato in Will un alleato-spia per portare avanti la sua missione di distruzione e sottomissione del genere umano. Sembra chiaro che i fratelli Duffer abbiano usato come ispirazione il temibile leviatano di H. P. Lovecraft, aggiungendo un tocco di mistero in più. L’esercito delle creature, invece, risulta essere uno degli elementi meno convincenti della stagione: dopo esserci spaventati davanti al Demogorgone della prima stagione, ci aspettavamo che il mega mostro leviatano di Stranger Things 2 annoverasse tra le sue fila mostri ben più temibili e variegati. Beh, di certo i demo-cani, definiti così da Dustin, non sono piacevoli alla vista, ma il vederli mangiare torroncino distrugge l’effetto horror.

Stranger ThingsQuesta seconda stagione di Stranger Things non delude di certo le aspettative, presentando solo qualche piccola falla come la poca varietà di mostri o alcuni filoni narrativi che non si sa bene dove vadano a parare, come quello di Nancy e Jonathan. Nonostante questo, la serie funziona bene e non fa di certo passare la voglia di guardare l’episodio successivo, lasciando un senso di vuoto nello spettatore una volta finita. Il cast non delude mai, ed è stato bello vederli approfondire lati dei loro personaggi che nella prima stagione erano stati oscurati dalla novità/minaccia del Sottosopra e del Demogorgone. Insomma, senza ombra di dubbio Stranger Things 2 è una serie all’altezza delle aspettative e che consiglierei a tutti. Ora che è finita, non ci resta che aspettare la terza stagione che, ahimè, non arriverà mai troppo presto.

Voto: 8,5

Stranger Things 2: perché NI

Recensione a cura di Andrea Sartor

Il mio giudizio su questa seconda stagione di Stranger Things non può essere sicuramente un no, perché lo show è scorrevole, anche se nei primi episodi gira un po’ troppo attorno a se stesso, e riesce a raccontare allo spettatore una storia che intrattiene, però l’ho trovato sotto il livello della prima stagione, per una semplicissima ragione (pur essendocene altre): è tutto troppo simile a quanto già raccontato, non c’è sviluppo né rischio, si vuole cercare un successo facile facendo contenti i propri fan, ma senza veramente metterci dello sforzo a creare qualcosa di nuovo.

La scarsa inventiva di questa seconda stagione

stranger things elevenWill vittima del Sottosopra (che sia rapito o posseduto è un’inezia), sua madre fa di tutto per salvarlo e trova metodi alternativi e fantasiosi per comunicare con lui, i suoi amici, seppur giovani, si fanno in quattro per salvarlo, andando a combattere con nemici chiaramente al di sopra delle proprie possibilità, dimostrando grande coraggio, Dustin e Lucas che sono le rispettive spalle comiche uno dell’altro, Mike è profondo e molto maturo, Nancy sta con Steve ma il suo vero amore e Jonathan, Eleven arriva ed è l’elemento decisivo per vincere, il gruppo fa difficoltà ad inserire un nuovo elemento, ma poi ne trae grande vantaggio, gli scenziati fanno grandi casini. Tutte soluzioni narrative applicate alla prima stagione e prese e trasportate di forza in questa seconda, con una lieve riverniciata per farle sembrare fresche, ma fresche non sono.

Sembrano, anzi, più studiate per soddisfare una richiesta, quella dei fan più accaniti che hanno amato ogni dettaglio della prima stagione e vogliono rivederlo ancora e vogliono che i loro beniamini facciano esattamente quello che fanno. Insomma, non una sceneggiatura ma un fan service.

Lo sviluppo approssimativo di personaggi e situazioni

I personaggi e le situazioni sono incredibilmente stereotipati, dalla madre apprensiva ma coraggiosa, al poliziotto burbero ma buono, dal ragazzo simpatico e un po’ pazzerello, a quello più serio e riflessivo, fino a situazioni che, sfiorando il comico involontario, vengono addirittura descritte all’interno dello stesso show. Stranger ThingsÈ un emblema la scena in cui il complottista, nel suo salotto, in pochi secondi descrive la situazione di Jonathan e Nancy, talmente banale da ferire gli occhi, una unsolved sexual tension che trova sfogo nei momenti di dramma, come descritta nel manuale di sceneggiatura per esordienti, come trucco scenico vecchio come il mondo.

Le linee narrative che invece vengono aggiunte, sono, due su tre, abbastanza inutili. Il fratello di Max e la sorella di Eleven non hanno nessuna utilità pratica ai fini della trama, se non la seconda cambiare il look di Eleven e farla apparire badass come tutti i suoi fan sognavano (e troniamo al fanservice). Quella con un briciolo di spessore in più è quella di Sean Astin, il cui personaggio è (finalmente) una boccata d’aria fresca per questa seconda stagione, pur essendo, anche lui, estremamente bidimensionale (ex secchione, che ora sta con la bella del paese, buono e gentile ma che si sacrificherà con coraggio).

La stessa trama pur presentando qui e lì dei vistosi buchi di sceneggiatura, come ad esempio il fatto che l’unico demo-dog che arriva a bloccare la fuga dei nostri eroi sia guardacaso Dart (gli altri hanno trovato traffico?) o che ad Hawkins nessuno si accorga mai di nulla, come dicevo all’inizio è comunque scorrevole e, se preso come puro intrattenimento, un po’ scontato, un po’ scolastico, questa serie si fa guardare piacevolmente, senza troppe pretese.

Voto: 6

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About Ilaria Coppini

24, Studentessa di Letterature e Filologie Euroamericane, lettrice vorace, appassionata di serie tv. Datemi una libreria piena, una buona connessione wi-fi, del cibo e mi renderete felice.

2 comments

  1. Andrea Sartor la penso esattamente come te, doveva essere più “dark”, più spaventosa, più tutto invece è solo un “more of the same”. Fino al 5 episodio di una lentezza terrificante, personaggi banalissimi e prevedibili dai destini scontati. Dal 5 episodio tutto scorre troppo velocemente per arrivare ad una conclusione coi pochi episodi a disposizione. Altri personaggi lasciati in sospeso per la terza stagione. Un vero peccato.

    • Giobuc, grazie, sì, sicuramente la cosa che fa più “male” è il potenziale sprecato, che io tempo sia stato annacquato per piacere ad un pubblico più ampio possibile, cambiando veramente il meno possibile perché “c’è andata bene una volta, perché rischiare”

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