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Sense8: la recensione della seconda stagione della serie Netflix

La prima stagione di Sense8 aveva lasciato molti spettatori incredibilmente ammirati dallo sviluppo di questa serie sia per quanto riguarda l’innovazione, sia per la freschezza di molte scene che avevano decisamente convinto. La prima stagione, per certi versi era stata lieve e spensierata, lasciando allo spettatore un senso di gioia, mischiato alla riflessione per le tematiche affrontate, ma lo speciale di Natale aveva un po’ riportato tutti coi piedi per terra, perché era indubbiamente una stanca ripetizione di quanto già visto.

La seconda stagione cambia marcia, rinnovandosi e prendendo direzioni differenti, che servono a far scorrere una storia che rischiava di andare fuori giri, esaltandone i pregi in molte parti, ma mettendo in luce anche alcuni difetti e rischi, che chiaramente andavano presi, e quindi la scelta è giusta, ma dobbiamo ancora vedere dove porteranno.

L’intreccio del Sense8 garantisce varietà ma non tutta l’offerta è dello stesso livello

La forza del Sense8 è, metaforicamente, anche la forza della serie, perché l’insieme di 8 personaggi così differenti, non solo a livello personale, ma anche a livello di registro narrativo, consente allo show di avere un continuo cambio di spartito, alternando differenti generi e punti di vista. Molti dei punti forti della storia coincidono con l’unire le differenti esperienze per creare qualcosa di armonioso, metafora del messaggio di Sense8, ma è lo spacchettarsi continuo in diversi filoni che consente di mantenere l’attenzione alta, grazie al passaggio per diversi generi narrativo, dal crime hard boiled, al sentimentale, dallo spionistico a quello più prettamente comico.

Il fatto di farlo perché si evidenziano i differenti punti di vista narrativi rende il tutto molto naturale.

Però, c’è un però: non tutti gli spezzoni hanno la stessa forza e brillantezza, o quantomeno alcuni hanno due problemi principali, l’essere brillanti solo a tratti e il perdere lustro quando vengono penalizzati dallo sbagliato abbinamento.

Infatti questi due fattori rischiano a volte di far percepire il cambio di scena, più che come uno scorrere fludio, come un’interruzione sulla narrazione principale, soprattutto quando si trovano, giocoforza, a rallentarne il ritmo. La buona scrittura fa si che ogni volta che si salta da una storyline all’altra, lo spettatore si dispiaccia di abbandonare quello che sta seguendo; questo diventa buono solo se succede sempre, se ad ogni cambio si prova la stessa cosa; se invece succede solo alcune volte, allora si nota maggiormente quali sono gli intermezzi “sbagliati”.

La crescita della trama, tra necessità e rischi

Dicevamo in apertura che Sense8 aveva bisogno di un’evoluzione e questa seconda stagione compie il suo dovere nel trasformare lo show da un allegro dipinto ad una storia con molto più di un capo e una coda.

Sense8La cosa che fa egregiamente è quella di costruire un’elaborata mitologia, che spiega allo spettatore molto di quello che sta vedendo e ha visto, senza cadere nel didascalico. L’orizzonte si amplia e va a toccare, anche se solo minimamente per ora, diversi cluster sparsi in giro per il mondo, ma soprattutto spiegando un po’ di più cosa siano i Sense8, tanto quanto chi sono i loro nemici. Si inoltra anche in quello che ha portato all’attuale situazione di tensione tra le fazioni e in quelli che sono i problemi.

Va a riprendere un po’ del concetto classico (e molte volte visto) della paura dello sconosciuto, specie se potenzialmente superiore (X-Men dico a voi) ma lo declina con un tocco personale, andando a farci percepire una storia di alti e bassi in questo rapporto e soprattutto rivelandoci intenzioni e piani che travalicano il semplice concetto di diffidenza reciproca.

Se l’universo narrativo si percepisce come grande e molto dettagliato, si presenta anche un problema di ipertrofia: quello che potremmo definire un rischio di eccesso di X-Files, con tante, forse troppe trame, cambi di casacca, turn narrativi e complicazioni misteriose appena accennate. Gestire una tale mole di informazioni e possibili sviluppi è rischioso ed è un rischio che Sense8 rimanda ad una prossima, probabile, terza stagione, lasciandolo solo in superficie per ora, ma questo rischio c’è tutto.

Azione e profondità hanno dei picchi elevati

La bravura nel produrre scene tendenzialmente più action è nota per le Wachowski e qui si riconfermano con scene qualitativamente molto valide, sia che si tratti di scontri uno ad uno, e parlo di Sun in particolar modo, sia che si tratti di scene di massa o inseguimenti. Sense8La cura delle riprese, delle musiche (anche quest’anno spettacolari) e del montaggio è minuziosa e riconferma il valore del prodotto.

Ma accanto a tutto questo ci sono anche dei momenti commoventi e dei dialoghi più profondi e importanti a livello sociale. Spiccano in particolar modo, ma hanno un po’ gioco facile, alcuni momenti delle trame di Nomi (il matrimonio della sorella) e di Lito (quasi tutte), ma anche Capheus è decisamente incisivo in alcuni momenti.

In particolar modo le scene dedicate a Lito sono molto interessanti perché si riesce a mischiare con molta naturalezza una tematica intensa e delle sequenze “comiche” grazie anche al talento di Erendira Ibarra, nel preziosissimo ruolo di Daniela.

Questo mischiare le carte e farlo spesso, anche se non sempre, molto bene, chiude il cerchio della nostra analisi e del Sense8, che conferma così di essere una serie davvero interessante e da vedere, anche se bisogna a volte farsi passare la sensazione di essere in un frullatore.

Nota a margine: Cos’è sta fissa delle Wachowki per far recitare la gente costantemente in mutande?

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Sense8

Valutazione globale

Un'evoluzione necessaria e azzeccata

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino… you know what I mean… ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell’HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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