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Ray Donovan: la recensione della quinta stagione, un viaggio intimo

La quinta stagione di Ray Donovan è stata una stagione di morte e rinascita, di cambiamento di pelle per una serie che rischiva di ripetersi all’infinito e il risultato è stato difficile da conseguire ma di ottima fattura.

Ray Donovan, quinta stagione. Sinossi

ray donovan 5 In questa stagione di Ray Donovan, assistiamo ad un salto temporale rispetto al finale dell’annata precedente e iniziamo già a notare dei grossi cambiamenti nella situazione del clan Donovan, Bridget se n’è andata, Conor è all’accademia militare, Ray è solo e in terapia per la gestione della rabbia, i fratelli e il padre se la passano chi meglio e chi peggio, ma una cupezza di fondo aleggia su tutti. Questi cambiamenti, che verranno a chiarirsi nel corso della stagione, porteranno i protagonisti dello show, ognuno seguendo la propria strada, a confrontarsi con i demoni più oscuri che abbiano mai dovuto affrontare finora.

Ray Donovan, quinta stagione. La nostra recensione

Ray Donovan aveva profondo bisogno di rinnovarsi, quattro stagioni erano passate per lo show hard boiled ambientato nella moderna Los Angeles di star, produttori, attrici e fixer (la realtà, aimhè, ha superato lo show stesso) e, per quanto i singoli personaggi avessero compiuto una traiettoria personale curata e molto interessante, con evoluzioni non scontate, la scrittura alla base dello show iniziava ad essere un po’ ripetitiva.

ray donovan 5 La famiglia Donovan messa nei guai dalle cazzate di Mickey, mentre Ray deve togliere le castagne dal fuoco al produttore o all’attore di turno. Certo, tutto questo era solo la scusa per raccontare i personaggi in primo piano, mentre la storia restava sullo sfondo, come se fosse un procedurale che invece di avere il caso della settimana, avesse il caso della stagione, però dopo la quarta reiterazione serviva qualcosa di nuovo e, fortunatamente, anche gli autori la pensavano allo stesso modo.

Ray Donovan ha quindi deciso di rinnovarsi, portando ancora più in secondo piano, potremmo quasi dire in terzo, la storia della stagione, con il caso di Natalie James e delle molestie sessuali (ancora una volta, profetici) da un lato e con la solita squinternata storia di Mickey dall’altro, portando in primissimo piano qualcosa di completamente diverso: la metamorfosi del protagonista.

La scelta è stata decisamente coraggiosa, con il rimuovere brutalmente uno dei personaggi più importanti della serie, sia a livello di personaggio in sé, sia a livello dell’importanza riflessa che aveva su tutta la famiglia e su Ray in particolare e, inoltre, il voler costruire buona parte della stagione come un lungo addio a Abby, commovente e doloroso, straziante e catartico, un vero evento spartiacque che consente alla serie di sfuggire le vecchie logiche, di chiudere un capitolo e di aprirsi a nuovi orizzonti (la serie si sposterà, infatti, a New York la prossima stagione).

ray donovan 5 In tutto questo la bravura di Liev Schreiber e di Paula Malcomson nel far rendere i loro personaggi così straziati e sfiniti è da applausi a scena aperta, come lo è anche l’interpretazione dell’ormai consolidata attrice Kerris Dorsey, una Bridget incredibile in questa stagione.

Terry e Bunchy, Avi e Lena, Conor e Daryll restano sullo sfondo e, pur avendo delle storyline loro, restano lì, in secondo piano, in confronto a tanta potenza narrativa del nucleo centrale. Resta sullo sfondo un mostro sacro come Susan Sarandon, mentre una sua parte di luce riesce sempre a rubarla Jon Voight, vuoi per il suo personaggio sempre straordinariamente sopra le righe, vuoi perché forse ce lo siamo levati finalmente di torno. Ma con Mickey non si sa mai.

Ray Donovan - quinta stagione

Valutazione globale - 7.5

7.5

Metamorfosi

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Ray Donovan, quinta stagione. Un giudizio in sintesi.

Una stagione necessaria, una stagione ben fatta che rompe gli schemi e che ha un centro narrativo fortissimo a livello scenico e a livello emotivo, che toglie parecchia luce a tutto il resto, ma che comunque è funzionale a far cambiare pelle ad uno show che ne aveva bisogno.

ray donovan 5 Le scelte coraggiose sono state ripagate da un Liev Schreiber e una Paula Malcomson in stato di grazia, seguiti, come sempre, da una regia spesso cupa e ansiogena, che ha reso la stagione forse più complessa da seguire rispetto alle precedenti, un po’ per i tempi scenici un po’ per il carico emotivo, ma nella transizione ha reso lo show più forte, come abbiamo visto negli ultimi episodi, sicuramente, i più scoppiettanti dell’intera stagione.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino… you know what I mean… ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell’HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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