Home / Recensioni / Guerrilla: recensione del pilot della serie con Idris Elba
guerrilla

Guerrilla: recensione del pilot della serie con Idris Elba

Con Guerrilla Showtime e Sky Atlantic vogliono riaccendere le luci su un periodo storico, la Londra dell’inizio anni 70, molto problematico, soprattutto per le tensioni sociali e etniche, questione molto diffusa, non soltanto in Inghilterra, tanto che anche in questo primo episodio si sentono echi di quello che era un movimento più famoso, come le americane Black Panthers. I produttori vogliono riportare alla luce questo argomento, sia per mettere al centro della scena una parte di storia meno famosa, sia, a mio giudizio, perché questa può essere una storia che è metafora dei tempi in cui viviamo, nei quali il contrasto etnico e l’isolazionismo dei popoli stanno prepotentemente e pericolosamente tornando alla ribalta.

Guerrilla, uno show d’insegnamento e di memoria

Perché se la storia è memoria ed è anche insegnamento, questo punta ad essere anche questa miniserie, in cui, almeno dalle prime battute, si vuole far capire la spirale della violenza che si ingenera all’interno del conflitto sociale, nel quale tutti sono vittime e carnefici. guerrilla E’ un monito, un avvertimento per il futuro e sfortunatamente anche per il presente.

La descrizione che fa Guerrilla del contrasto sociale e della sopraffazione è estremamente vivida, anche perché girata con metodologie quasi “analogiche” che fanno sembrare, in alcuni momenti, che l’esposizione travalichi in una sorta di mockumentary. La violenza e la brutalità non sono risparmiate e sono estremamente crude, in modo da portare lo spettatore a percepire, visivamente, la grettezza e la disperazione del contesto.

Se l’immersione è totale, rimane ancora da percepire la direzione che vuole prendere Guerrilla. Perché è spesso molto facile fare percepire la disperazione allo spettatore e farlo empatizzare con la ribellione violenta, ma questa è una strada spesso anche banale e, soprattutto, già vista. guerrilla Guerrilla vuole portarci a chiedersi quando è il momento giusto per lottare e per quali cause o dopo quali soprusi sia necessario e giusto passare alla violenza? O vuole cercare di affrontare l’argomento in modo più approfondito? In questo primo episodio si limita a descrivere il contesto e farci vedere il momento del doloroso passaggio, dalla protesta pacifica all’azione, giustificandolo con forza, ma rimane ancora aperto il dopo, in cui sembra di intravedere ancora una stilla di dilemma morale, cosa che potrebbe essere gradita.

Guerrilla, una costruzione eccellente

Sicuramente invece Guerrilla raggiunge l’eccellenza dal punto di vista tecnico e recitativo. Abbiamo parlato sopra di quest’uso molto spartano di tecnologia moderna che rende la serie più vivida e realistica, mentre qui possiamo accennare anche ad altre qualità come un montaggio a volte asincrono e ad un ritmo variegato che passa da momenti più blandi a momenti più intensi, denotando un ottima cifra stilistica da parte del creatore e regista di questo primo episodio John Ridley.

guerrilla Nel campo attoriale, limitato ad un ruolo meno centrale, almeno per ora, Elba, il centro della scena viene preso dalla coppia di protagonisti, tra i quali spicca una bravissima Freida Pinto, intensa e magnetica, con un’innata capacità di attirare tutta l’attenzione su di lei e con una recitazione fluida e spontanea. Anche Babou Ceesay non sfigura, ma il confronto con la Pinto è sicuramente vinto dalla controparte femminile.

Possiamo comunque affermare, in conclusione, che Guerrilla è uno show che merita una visione, per le brillanti potenzialità, anche se non è ancora detto dove andrà a parare, se non altro per un approfondimento di un tema così rilevante come quello del conflitto etnico e sociale.

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook

Guerrilla

Valutazione globale

Brillanti potenzialità

User Rating: Be the first one !

About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino… you know what I mean… ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell’HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *