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Cannes vs. Netflix: è (sempre) il cinema, bellezza

Si parlava ieri di polemiche. Di polemiche a Cannes. Neanche il tempo di pubblicare l’articolo di ieri che ecco l’Almodovar che non ti aspetti. La notizia, se siete abitudinari nell’informarvi su quel che accade sulla Croisette nei giorni del Festival, la sapete già. Per gli altri, in breve, eccola qua. Il regista spagnolo, che ricopre la carica di Presidente di Giuria, ha testualmente affermato che lui no, non ci penserà su un secondo a dare un riconoscimento ai due film di Netflix in Competizione (Bong John Ho e Noah Baumbach, per la cronaca). Nessun riconoscimento vuol dire neanche un premio “minore”. Niente di niente. Almodovar è più purista dei puristi della sala. Non condanna il mezzo, ci tiene a specificare. Però, ecco, meglio evitare. Che è un po’ come dire – perdonateci il paragone un tantino estremo –  “non ho niente contro i gay, ho tanti amici omosessuali”.

E Cannes sta a guardare

CannesForse un qualsiasi altro Festival del cinema avrebbe quantomeno non dico preso le distanze dalle parole del Presidente di Giuria (non siamo ai livelli di pura follia del Lars Von Trier di qualche anno fa), ma sicuramente si sarebbe affrettato a difendere i film scelti in sede di selezione. Invece niente. L’ufficio stampa non ha rilasciato nessun comunicato a riguardo. Quindi Cannes da che parte sta? Sceglie i film distribuiti da Netflix, li mette addirittura nella Selezione Ufficiale, per di più in Competizione, e quando qualche “lobby” cinematografica storce il naso perché quei film non vedranno mai il buio della sala, non ci mette due secondi a fare marcia indietro e a dire “stop, nel 2018 a Cannes niente Netflix”. E poco importa se alcuni autori indipendenti americani, da sempre la costola più forte del festival francese, sono sempre più inclini a spostarsi sulla piattaforma on demand perché più liberi di esprimere la loro creatività.

Una legge da rivedere

Il problema alla base sta nel fatto che in Francia vige una legge che prevede un periodo di 36 mesi tra l’uscita in sala del film e il suo sfruttamento su altre piattaforme. 36 mesi è una finestra di tempo lunghissima, infinita. Quindi bene fanno i francesi a proteggere il più possibile l’esperienza esclusiva del godersi il film sul grande schermo; male fanno nel non rivedere il periodo temporale per i diritti di sfruttamento. Ma Netflix, diversamente da Amazon Prime, proprio non ha intenzione di rilasciare i suoi film nelle sale day and date – se non per delle uscite tecniche in ottica di premi – quindi ciao ciao, è stato un piacere. In tutto questo Venezia si lecca i baffi e spalanca i cancelli a Netflix. Venezia che, ricordiamo, è stata la prima, nel 2015, ad inserire nel Concorso un film di Netflix (era il Beats of No Nation di Cary Fukunaga).

Ma come direbbe qualcuno: è (sempre) il cinema, bellezza. Gira come ti rigira è così. Grande o piccolo schermo che sia la magia delle storie, dei personaggi e di tutto quello che rende speciale un film, se ben predisposti, la si coglie ugualmente. Almeno questo è il mio pensiero.

Intanto Cannes dà il via alla Competizione schierando subito un pezzo da 90 come Todd Haynes che ritrova la sua musa Julianne Moore in Wonderstruck. Per la Palma d’Oro gareggia anche il film russo Lovless di Andrey Zvyagintsev che torna a Cannes a qualche anno di distanza dallo splendido Leviathan. Dalla Croisette arrivano voci positive su entrambi i film e, conoscendo un po’ i due registi, non ne dubitiamo.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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